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il voto in germania •
La Linke conquista Berlino con le ricette abitative della vecchia Ddr
Il partito di estrema sinistra potrebbe governare la capitale tedesca: non succedeva dalla caduta del muro. Questo risultato solleva preoccupazioni su diversi temi critici, dalla crisi abitativa, alla criminalità organizzata, all'allerta antisemitismo

Foto ANSA
"Prima conquistiamo Manhattan, poi Berlino": questo era il piano della sinistra radicale. E sembra aver funzionato. Il modello di riferimento della Linke a Berlino è stato il sindaco socialista di New York Zohran Mamdani, di cui è stata replicata con successo la campagna elettorale. E la scommessa ha pagato: la Linke è diventata di gran lunga il primo partito della capitale tedesca, con il 25,7 per cento dei voti, nettamente davanti alla Cdu – finora al governo –, ferma al 18,8. Tra gli elettori under 25 la Linke ha toccato il 43 per cento; tra le donne under 25, addirittura il 51.
La Linke è l’erede della Sed, il partito comunista che governò la Germania dell’Est fino alla riunificazione. Il tema centrale della sua campagna è stato la richiesta di espropriare le grandi società immobiliari, riconoscendo loro un indennizzo pari a circa il 40 per cento del valore di mercato. Non è una novità per la città: già nel 2021, con un referendum non vincolante, quasi il 58 per cento dei berlinesi si era espresso a favore di un esproprio analogo. Una proposta che ha fatto presa, perché a Berlino gli alloggi scarseggiano. Eppure sono state proprio le politiche della sinistra a contribuire a questa penuria: socialdemocratici e Linke, che in precedenza governavano insieme la città, hanno allontanato gli investitori con la loro regolamentazione degli affitti e, al tempo stesso, hanno sostenuto l’apertura delle frontiere e un’immigrazione pressoché illimitata. La combinazione delle due politiche ha aggravato la carenza di case. Ora, come il ladro che grida “al ladro!”, il partito addita i grandi gruppi immobiliari e sfrutta un problema che esso stesso aveva creato. Infatti, la Linke propone oggi le stesse ricette abitative applicate dalla Sed nella Germania dell’Est: il tetto agli affitti – cioè il divieto di aumentarli – e la nazionalizzazione. Entrambi ebbero conseguenze disastrose: gli affitti erano bassi, ma gran parte del patrimonio immobiliare cadde in rovina, al punto che una casa su quattro non disponeva di un bagno proprio.
La vittoria della Linke allarma in modo particolare molti ebrei di Berlino. Josef Schuster, presidente del Consiglio centrale degli ebrei in Germania, si è detto profondamente preoccupato “che un partito sul cui palco elettorale si è apertamente invocata la morte di alcune persone esca vincitore dalle elezioni” – ha dichiarato domenica, accusando la Linke di aver ripetutamente superato, durante la campagna, i confini dell’antisemitismo. A fine agosto, a un evento del partito, un rapper aveva intonato cori contro la guerra di Israele a Gaza, con frasi come “Intifada” e “Morte all’Idf”, l’esercito israeliano. Già nell’ottobre 2024 cinque esponenti di spicco del partito a Berlino si erano dimessi, indicando tra le ragioni principali la crescente ondata di antisemitismo interno.
La candidata di punta della Linke era Elif Eralp, figlia di genitori di origine turca. Negli ultimi anni il partito ha raccolto consensi particolarmente forti tra gli immigrati di provenienza araba, ambiente in cui l’ostilità verso Israele e gli ebrei è diffusa. La Linke si è più volte opposta ai blitz della polizia contro i clan arabi e ha criticato perfino l’espressione “criminalità dei clan”, giudicandola discriminatoria.
Alla festa elettorale della Linke, nella notte del voto, si è presentato Issa Remmo, uno dei “capiclan” più noti di Berlino. Molti membri del clan Remmo sono stati coinvolti in attività criminali, tra cui il furto della moneta d’oro da 100 chili al Bode Museum di Berlino e la spettacolare rapina di gioielli alla Volta Verde (Grünes Gewölbe) di Dresda. Alla “Berliner Morgenpost” Remmo ha dichiarato di sentirsi rappresentato, per la prima volta in Germania, da un partito. La Linke ha però preso le distanze: la candidata Eralp ha confermato che Remmo non era stato invitato e che, una volta riconosciuto, è stato allontanato dalla sala – “con la criminalità organizzata non vogliamo avere nulla a che fare”, ha dichiarato.
Berlino avrà dunque un governo di sinistra? I numeri lo consentirebbero: una coalizione dei tre partiti di sinistra – Spd, Verdi e Linke – avrebbe la maggioranza. Ma l’avrebbe anche un’alleanza tra Cdu, Spd e Verdi. Se Elif Eralp diventasse sindaca, sarebbe la prima volta dal 1989 che il partito un tempo noto come Sed, poi confluito nella Linke, torna a esprimere il primo cittadino della capitale.