Esteri
ELEZIONI IN RUSSIA •
Il voto dei russi per una Duma senza opposizione è anche un test per Russia Unita
Pur manipolato, si tratta di un test importante per verificare la popolarità del partito di Putin rispetto al resto dell’opposizione sistemica e accertare quali siano le dinamiche prevalenti all’interno delle élite, sempre più sotto scacco dei servizi di sicurezza
17 SET 26

(Foto Ansa)
Dal 18 al 20 settembre i cittadini russi sono chiamati a rinnovare la Duma di stato, la Camera bassa del Parlamento. Composto di 450 seggi, attribuiti per metà sulla base di collegi uninominali e per metà a partire da liste plurinominali, questo ramo dell’assemblea legislativa non è più da tempo la sede che rappresenta il pluralismo della società, ma costituisce una delle cinghie di trasmissione della “verticale del potere” putiniana. La composizione dell’organo è, pertanto, l’esito di un sofisticato sistema di gestione del potere, volto a mediare i conflitti tra le anime delle élite e, in ultima istanza, a garantire la stabilità del regime e la sopravvivenza personale del presidente russo. Per questa ragione, la partecipazione alle elezioni è subordinata a un controllo penetrante, atto a verificare che liste e candidati presentino requisiti minimi di adesione all’indirizzo del regime.
Accanto a Russia Unita, che per la prima volta dal 2008 torna a essere ufficialmente il partito di Putin, tutte le altre nove liste che compaiono sulla scheda rientrano nell’opposizione sistemica, liste che, pur avendo una propria vocazione e un minimo bacino elettorale, condividono la linea di governo della maggioranza. In questa opposizione di comodo rientrano il Partito comunista, guidato dall’immarcescibile Gennady Zyuganov, il partito nazional-liberale (Ldpr) che fu di Vladimir Zhirinovsky e il partito social-populista Russia giusta, il cui segretario è ancora oggi l’ex presidente del Consiglio federale, Sergei Mironov. Parallelamente, vi sono formazioni più nuove, la gran parte delle quali liste-civetta (i comunisti russi, il partito della democrazia diretta, i pensionati), mentre altre sono emanazioni dirette dell’amministrazione presidenziale, create per alimentare l’impressione del pluralismo e bilanciare i voti dei partiti storici dell’opposizione sistemica.
Tra queste figurano sia Rodina, il partito ultranazionalista retto da un parlamentare di Ldpr, sia Novyye Lyudi (gente nuova), un partito di ispirazione centrista, nato prima delle elezioni del 2021 per attrarre il voto giovane e moderato. Non è un caso che il suo leader, Vladislav Davankov, attuale vicepresidente della Duma, sia cresciuto alla scuola dei governatori, un percorso di formazione di élite supervisionato dal Cremlino per formare la futura classe dirigente. A non partecipare a queste elezioni parlamentari, per la prima volta dal 1993, è, invece, Yabloko, il partito liberaldemocratico fondato tra gli altri da Grigory Yavlinsky. Per le sue posizioni contrarie alla guerra, la lista di Yabloko è stata esclusa dal voto in seguito a un ricorso presentato proprio da Rodina. Anche nella parte uninominale, i candidati di Yabloko sono stati per la gran parte rimossi dai tribunali, adducendo fantasiose giustificazioni.
Il voto, sia pur manipolato, è un test importante per verificare la popolarità di Russia Unita rispetto al resto dell’opposizione sistemica e accertare quali siano le dinamiche prevalenti all’interno delle élite, sempre più sotto scacco dei servizi di sicurezza. Anche a seconda di quali saranno i risultati e di come saranno presentati, è lecito attendersi nuove azioni collegate all’“operazione militare speciale” in Ucraina. I più ipotizzano una nuova mobilitazione. I realisti, invece, osservano che la mobilitazione del settembre 2022 non è mai stata dichiarata conclusa e potrebbe tornare a seguire ritmi più serrati a livello decentrato. Quello che è certo è che la nuova Duma resterà compatta “per la Vittoria”.