Come la Russia di Putin usa il "metodo Rodina" per eliminare il dissenso

Il partito Yabloko ha subìto un trattamento ben studiato: valanghe di ricorsi assurdi, dalla violazione del copyright ai finanziamenti stranieri. Così il situazionismo autoritario ridisegna lo spazio politico russo. Le prossime vittime
19 AGO 26
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Vladimir Putin - foto LaPresse

I processi-farsa in Russia hanno toccato nuove vette di "situazionismo autoritario". L'ultima occasione è venuta dal procedimento elettorale per la registrazione delle liste e dei candidati alle elezioni per il rinnovo della Duma di stato, la Camera bassa del Parlamento russo. Come candidamente ammesso dallo stesso portavoce di Putin, Dmitri Peskov, alla vigilia delle elezioni presidenziali del 2024, la Russia "non è una democrazia, ma una costosa burocrazia" e farla funzionare, ossia assicurare che il risultato corrisponda sempre alle aspettative delle autorità, richiede sforzi immani e un grande dispendio di risorse. Forse è per questo che il Nicaragua, non a caso alleato di Mosca, ha recentemente deciso di eliminarle del tutto. In uno stato autoritario, infatti, le elezioni rappresentano un costo che rischia di superare i benefici, benefici che il Cremlino ritiene, invece, ancora prevalenti, trattandosi di oliare un sistema di potere assai composito, in cui tenere in equilibrio élite economico-finanziarie e potentati locali.
È da ascrivere al funzionamento di questo sistema la vicenda che ha riguardato Yabloko, in russo "mela", l'unico partito a favore di un cessate il fuoco immediato in Ucraina (e non pro ucraino come è stato semplicisticamente definito). L'ammissione della lista per la parte proporzionale, prima, e la sua rocambolesca esclusione da parte della Corte suprema, poi, rispondono a un diverso apprezzamento dei rischi da parte delle autorità coinvolte nel procedimento elettorale e, in particolare, a quanto è dato capire dalle ricostruzioni dei media russi in esilio, dell'amministrazione presidenziale, da un lato, e dei servizi di sicurezza, dall'altro. Se in un primo momento la partecipazione di un partito da sempre marginale come Yabloko rispondeva all'esigenza di mostrare al mondo la compattezza del popolo russo circa la bontà degli obiettivi dell'operazione speciale, in un secondo tempo, i crescenti tassi di consenso registrati dal movimento (il quotidiano governativo Nezavisimaja Gazeta parlava del 9,38 per cento solo a fine luglio) hanno imposto un rapido aggiustamento del tiro.
Ed è qui che nasce, potremmo dire, il "metodo Rodina". Per giustificare l'estromissione della lista senza venire meno alle forme procedimentali, le autorità hanno inscenato un ricorso, servendosi della compiacenza di una lista riconducibile a un piccolo partito ultranazionalista, Rodina (patria). Il partito è guidato da Alexei Zhuravlev, un corpulento deputato della Duma, militante nelle file di un altro e più noto partito della cosiddetta opposizione sistemica, Ldpr, la formazione nazional-liberale fondata negli anni Novanta da Vladimir Zhirinovsky.
Ma in che cosa consiste il "metodo Rodina"? Nella proposizione di un ricorso alluvionale, articolato in una pluralità di motivi concernenti una sequela fittissima di irregolarità formali, perlopiù pretestuose, se non proprio grottesche. Un primo filone concerneva la violazione del diritto d'autore. Secondo i ricorrenti, Yabloko avrebbe utilizzato materiale protetto da copyright senza autorizzazione nell'ambito della propria campagna elettorale e, in particolare, emblemi di altri partiti, fotografie di personaggi pubblici, testi generati con ChatGPT (ritenuti di proprietà di OpenAI), fotogrammi del film "Guerra e pace" di Sergey Bondarchuk, nonché il testo della celebre canzone sovietica "Che possa sempre esserci il sole!". Una forzatura talmente surreale da far pensare che le autorità che si sono servite di Rodina abbiano voluto davvero spingere il proprio zelo accusatorio fino ai limiti dell'assurdo così da mostrare l'ineluttabilità delle decisioni calate dall'alto.
A nulla è valso, quindi, il tentativo di prendere sul serio i motivi di ricorso, evidenziando, per esempio, che il figlio del compositore della canzone, Lev Oshanin, aveva messo per iscritto di essere addirittura contento che Yabloko riproponesse il ritornello di quella canzone per bambini. La Corte, anche in sede di appello, esaminato lo scorso 17 agosto, ha rifiutato di prendere in considerazione tutte le eccezioni sollevate dagli avvocati di Yabloko. Tra queste figurano anche quelle riguardanti un altro filone di motivi, concernente i finanziamenti esteri. Qui l'accusa non era semplicemente di aver ricevuto donazioni illecite, cosa che sarebbe stata impossibile provare, visto che la direzione di Yabloko cura con attenzione le fonti del proprio finanziamento. È bastato, invece, che il partito ricevesse fondi da individui che, a loro volta, avevano ricevuto denaro da strutture non russe (banalmente i propri datori di lavoro all'estero) per configurare l'ingerenza straniera nel procedimento elettorale. Al che, il partito della mela ha prontamente diffuso una divertente infografica per mettere in luce che, se il criterio per dimostrare il finanziamento illecito è davvero questo, allora tutti e dieci i partiti registrati alle elezioni dovrebbero essere esclusi, perché ciascuno ha ricevuto "denaro dall'estero", inclusa Russia Unita.
Quanto alle accuse di estremismo, legate allo slogan "per la pace e la libertà" o alla richiesta di negoziati con l'Ucraina o, ancora, al sostegno alle organizzazioni Lgbtq+, la Corte suprema ha sorprendentemente scelto di non occuparsene. Le accuse di più semplice articolazione e, in fin dei conti, le più scontate sono state rigettate. La Corte non ha però escluso che di esse se ne possa discutere in un procedimento futuro; parole sinistre che fanno pensare a una qualche futura azione per dichiarare Yabloko organizzazione indesiderata, proprio come suggerito da Leonid Slutsky, nuovo leader di Ldpr e tra i principali membri della delegazione russa che si è incontrata con la controparte ucraina in questi quattro anni e mezzo di guerra.
Ma il "metodo Rodina" non è stato applicato solo ai liberaldemocratici di Yabloko. In giro per la Federazione sono numerosi i candidati in grado di far deragliare i piani dell'amministrazione presidenziale, anche militanti nei partiti della cosiddetta opposizione sistemica. Tra questi c'è, per esempio, il deputato comunista uscente, Mikhail Matveyev, molto popolare nella sua regione di origine, l'oblast di Samara. Matveyev è stato tra i pochi parlamentari ad avanzare perplessità sull'invasione dell'Ucraina nel 2022 ("Votando per il riconoscimento dell'indipendenza di Donetsk e Lugansk ho votato per la pace, non per la guerra; affinché la Russia diventasse uno scudo, perché non bombardassero più il Donbas, non perché bombardassimo Kyiv", scrisse su Twitter), salvo poi adeguarsi alla narrazione bellica e concentrare le proprie critiche sulla sola politica migratoria.
Oggi però, quando si tratta di ottenere nuovamente il beneplacito delle autorità, Matveyev è stato brutalmente scaricato e sottoposto al "metodo Rodina". Una candidata concorrente per il medesimo collegio uninominale, questa volta del Partito dei pensionati, ha proposto ricorso, adducendo presunte irregolarità formali, tra cui l'uso in campagna elettorale di caratteri tipografici Microsoft senza regolare acquisto della licenza d'uso; cosa che, al di là dell'assurdità della contestazione, risulta ormai impossibile dopo l'uscita del gigante americano dal mercato russo. Il 14 agosto il Tribunale di Samara ha accolto il ricorso, revocando la precedente registrazione di Matveyev, il quale, adesso, in attesa dell'appello, ha provato invano a organizzare comizi in segno di protesta: l'amministrazione cittadina ha negato l'autorizzazione, invocando motivi di sicurezza pubblica legati alla minaccia di attacchi con droni.
Il caso dimostra come il "metodo Rodina" non sia affatto una tecnica riservata ai soli partiti antisistema, ma sia uno strumento di gestione ordinata del dissenso politico, finalizzato all'eliminazione dalla competizione elettorale di liste o candidati che siano diventati un ostacolo per i piani dell'amministrazione presidenziale anche dopo il primo vaglio svolto dalla Commissione elettorale. Interessante è notare che il partito del presidente, Russia Unita, già in forte calo di popolarità, non si presti a inscenare ricorsi pretestuosi, ma spinga le proprie controfigure a fare il lavoro sporco. Ecco perché i segretari del partito comunista e di Russia Giusta nell'oblast di Vladimir hanno pubblicamente criticato la decisione di escludere Yabloko dalle elezioni. Ciò che capita a uno, può capitare prima o poi anche all'altro.
Persino Rodina, che ha fatto da apripista, non può ritenersi immune da un trattamento simile. Nel contesto delle elezioni nell'oblast di Sverdlovsk, la regione di Ekaterinburg, mentre Yabloko è riuscita nell'intento di presentare la lista, la registrazione di Rodina è rimasta pendente fino al 13 agosto, quando la Commissione elettorale ha infine riscontrato l'assenza delle firme necessarie. Se certo non si può dire che Rodina sia rimasta vittima del suo stesso metodo, è altrettanto vero che il partito, come d'altronde tutti gli altri, resta una mera pedina nelle mani di chi controlla le elezioni.