Philippe tenta di unire i moderati dal centro alla destra, ma trova solo muri o indecisi

L’ex premier convoca moderati e destra repubblicana per costruire una candidatura unica all’Eliseo ma nessuno raccoglie l’invito. Primarie, rivalità personali e voglia di archiviare il macronismo tengono centro diviso. 

11 SET 26
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(Foto Ansa)

Parigi. Édouard Philippe ci ha provato: proponendo a tutti i leader del centro e della destra moderata francesi di incontrarsi a inizio novembre, cercare i punti di convergenza e arrivare a una candidatura comune in vista delle presidenziali del prossimo anno, per evitare di presentarsi divisi e lasciare campo libero agli estremi. Ma l’iniziativa dall’ex primo ministro e leader di Horizons non ha trovato nessuna adesione, anzi ha inasprito ulteriormente le tensioni tra i pretendenti centristi alla successione di Emmanuel Macron. “Quando si invitano delle persone, bisogna avere la legittimità per farlo. Non si può dire: ‘Sono io il federatore’”, ha commentato ieri su BfmTv François Bayrou, ex premier e leader del MoDem. Secondo il quale l’unica soluzione per sbloccare l’impasse è l’organizzazione delle primarie, aperte a un “grande spazio democratico, repubblicano, riformista, umanista”, dal centrosinistra fino ai gollisti. Anche Bruno Retailleau, leader dei Républicains, ha risposto con un “no” secco. Per il frontman del partito gollista, la riunione di novembre sarebbe soltanto “una riunione per i macronisti e tra macronisti”, e la destra repubblicana, secondo l’ex ministro dell’Interno, non può vincere cercando di prolungare l’esperienza macroniana. David Lisnard, sindaco di Cannes e figura in ascesa della destra liberale, alla guida del partito Nouvelle Energie, ha liquidato l’idea di Philippe come “un accordo tra notabili”.
C’è poi Gabriel Attal, il presidente di Renaissance, che non dice formalmente “no”, ma nemmeno “sì”, perché la priorità è parlare ai francesi, capire quali sono le loro aspirazioni, cosa vogliono per il paese, di riunioni tra partiti ce ne sono tutti i mesi, non sarà l’ennesima a risolvere il problema del candidato. Dietro la prudenza diplomatica di Attal si cela anche la rivalità con Philippe, che gode di migliori sondaggi e secondo diverse combinazioni è l’unico al centro in grado di qualificarsi al ballottaggio contro la candidata del Rassemblement national Marine Le Pen, ormai certa di arrivare al secondo turno. Attal non ha alcun interesse a riconoscere a Philippe il ruolo di regista dell’operazione che dovrebbe portare a un candidato unico: per ora, dunque, temporeggia. Philippe punta a costruire il rassemblement dall’alto, aggregando personalità, amministratori e pezzi delle diverse famiglie politiche. Martedì ha riunito il suo comitato politico, allargato anche a figure provenienti dall’ala destra di Renaissance, col titolare della Giustizia Gérald Darmanin e altri ministri tra i presenti. Il disegno è chiaro: creare abbastanza massa politica attorno alla propria candidatura da rendere progressivamente superflue quelle degli altri, senza sottoporsi alle primarie invocate a gran voce da Bayrou e Lisnard (Attal non le ha escluse). La guerra al centro è figlia anche della rinuncia di Macron ad affrontare la questione della sua successione.
Attal, da leader di Renaissance, rivendica la continuità del campo presidenziale, ma prova contemporaneamente a emanciparsi da Macron e a presentarsi come qualcosa di diverso anche se nessuno, finora, ha capito ancora cosa sia l’attalismo. Philippe, che è stato il primo capo di governo della parentesi macroniana, ha scelto da tempo di costruire una propria identità e oggi cerca di accreditarsi come il punto di raccolta di un centro più largo, fino alla destra repubblicana. Bayrou rivendica una posizione autonoma e contesta proprio a Philippe la legittimità per assumere il ruolo di federatore. E la destra gollista di Retailleau considera l’intera operazione come un tentativo di perpetuare, sotto altro nome, il macronismo. Anche a Bruxelles c’è parecchia inquietudine per l’assenza di un candidato di centro capace di mettere tutti d’accordo. Perché la vittoria di Marine Le Pen o Jean-Luc Mélenchon alle presidenziali del 2027 potrebbe avere conseguenze disastrose per l’Unione europea. Un funzionario Ue ha detto a Politico che sono due i candidati apertamente filoeuropei in lizza per l’Eliseo: Gabriel Attal e l’eurodeputato di centro-sinistra Raphaël Glucksmann. “Philippe è filoeuropeo, ma non con grande fervore”, ha affermato il funzionario, sottolineando le difficoltà, al momento, di tenere concentrati gli elettori sulle questioni europee. La campagna elettorale è agli inizi e la speranza di Bruxelles è che l’elettorato francese possa prendere coscienza dei rischi di una vittoria di Le Pen o Mélenchon per l’impalcatura europea man mano che le elezioni si avvicinano.