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verso il 2027 •
La Francia e il "coraggio": si apre il primo dibattito
Fra i candidati alle presidenziali francesi c’è chi incendia, chi entusiasma, chi rassicura, chi tace. L'applausometro, in controtendenza, sembra sorridere ai programmi più moderati
28 AGO 26

Foto ANSA
Parigi. Ieri sullo sfondo suggestivo del Philippe-Chatrier, il campo centrale del Roland Garros, è andato in scena il primo dibattito della campagna per le presidenziali francesi del 2027. A salire sul palco, su invito del Medef, la Confindustria francese, sono stati i principali candidati alla successione di Emmanuel Macron, riuniti per la Rencontre des entrepreneurs de France (Ref), la tradizionale convention annuale della classe imprenditoriale d’oltralpe. Jean-Luc Mélenchon, Marine Le Pen, Bruno Retailleau, Édouard Philippe, Gabriel Attal, Raphaël Glucksmann e Marine Tondelier si sono confrontati sui grandi dossier economici del paese – produzione, lavoro, investimenti, fiscalità e debito – nel quadro di un appuntamento che ha avuto come tema “il coraggio”.
Il più atteso era Mélenchon, l’agit-prop della sinistra radicale, che gli ultimi sondaggi indicano come il probabile finalista nel 2027 contro la candidata del Rassemblement national Marine Le Pen, alla luce delle divisioni nel blocco centrale e della sinistra moderata. Il leader della France insoumise (Lfi) promette, in caso di vittoria, di “gettare nel fuoco” una parte del debito pubblico francese per risolvere le difficoltà finanziarie del paese, cancellando tra i 600 e i 635 miliardi di euro del debito pubblico detenuto dalla Banque de France a nome della Bce, pari cioè a circa il 20 per cento del debito totale della Francia. “Basta prenderli e gettarli nel fuoco: non ci sono più e nessuno si accorgerà che sono scomparsi”, ha detto lo scorso giugno. Ieri, il guru di Lfi non solo non ha rassicurato il mondo imprenditoriale presente sugli spalti del Philippe Chatrier, preoccupato dal terremoto finanziario che potrebbe generare la Mélenchonomics, ma ha aggravato il suo caso: promettendo di abbassare l’età pensionabile a 60 anni. Marine Le Pen ha invece promesso di “mettere fine alla follia normativa” per alleggerire i vincoli produttivi delle imprese. “Lo stato ha un ruolo essenziale, ovvero quello di creare le condizioni per un contesto economico ottimale, cioè di mettere in atto le condizioni affinché voi imprenditori possiate creare ricchezza”, ha dichiarato Le Pen. Sulla stessa scia, Bruno Retailleau, candidato dei gollisti, secondo cui il primo problema “non sono i cambiamenti tecnologici”, benché “vertiginosi”, ma “lo stato, lo stato burocratico. E’ uno stato vorace”.
Gabriel Attal è il candidato che ha entusiasmato maggiormente gli imprenditori, secondo l’applausometro di Libération, dicendosi pronto a “restituire visibilità, costanza e stabilità” se verrà eletto all’Eliseo. “Bisogna lasciare che gli imprenditori facciano il loro lavoro, che intraprendano, farli respirare, e non soffocarli con norme, controlli e formalità amministrative”, ha affermato il leader di Renaissance. Subito dietro di lui, sempre secondo l’applausometro di Libé, si è posizionato il leader di Horizons Édouard Philippe, il candidato centrista con i sondaggi migliori e maggiore esperienza di governo. “Tutti i paesi europei hanno avuto il coraggio di affermare: data la nostra situazione demografica e la nostra volontà di preservare il nostro modello sociale e il potere d’acquisto della popolazione attiva, dovremo lavorare più a lungo. Se vogliamo preservare il nostro modello sociale e la nostra ricchezza, dovremo lavorare più a lungo e, per chi ne ha la possibilità, ancora più a lungo”, ha dichiarato Philippe, suscitando molti applausi da parte del pubblico del Medef. Il candidato di Place Publique ed esponente della socialdemocrazia Raphaël Glucksmann ha messo in guardia dalla trasformazione della Francia in un “parco divertimenti” per tycoon americani, oligarchi russi, dignitari cinesi o emiri del Golfo e ha invocato “una strategia collettiva europea per smettere di acquistare prodotti cinesi”. “Non ho mai incontrato imprenditori francesi che mi abbiano spiegato che il pericolo principale è rappresentato dalla concorrenza tedesca o olandese. Ovunque si parla della Cina. La principale sfida per il prossimo presidente della Repubblica è quella di battere i pugni sul tavolo a Bruxelles”, ha affermato Glucksmann, trovando d’accordo la platea. Più timida, invece, l’accoglienza per Marine Tondelier, la leader dei Verdi, che ha preferito concentrarsi sulla denuncia dell’“inazione climatica” – “una giornata di caldo torrido costa quanto una giornata di sciopero”, ha detto – piuttosto che avanzare proposte per la “liberazione delle energie” invocata dal presidente del Medef Patrick Martin.