Governare lo choc dopo la vittoria dell'AfD

Il partito di estrema destra promette sicurezza mentre crea incertezza. Il cancelliere Merz dice: una scossa “nelle fondamenta”. Una fragilità strutturale
8 SET 26
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Foto Epa via Ansa

Era piena notte in Germania, dopo una giornata storica, quando l’uomo di maggior successo delle elezioni in Sassonia-Anhalt è tornato su X, questa volta per ringraziare. Non i suoi elettori – questo Ulrich Siegmund, il candidato di Alternative für Deutschland (AfD), lo aveva già fatto a lungo. No, questa volta ringraziava l’uomo più ricco del mondo. Elon Musk aveva commentato: “Ben fatto” sotto un post della leader dell’AfD, Alice Weidel, che celebrava la vittoria elettorale nello stato di 2,2 milioni di abitanti. Siegmund, che potrebbe presto diventare il nuovo premier della Sassonia-Anhalt, ha risposto prontamente: “Grazie per il tuo sostegno e per la tua visione chiara e di grande importanza”. Ha aggiunto che, qualora l’AfD dovesse conquistare il potere, accoglierebbe con favore una stretta cooperazione: la Germania, dopotutto, tornerebbe a essere un luogo in cui vale la pena investire.
Proprio su questo punto, però, chi conosce meglio il paese nutre i dubbi più forti. Resta ancora del tutto incerto cosa accadrà nei prossimi giorni di trattative, per non parlare degli anni a venire, se l’AfD dovesse governare il secondo Land tedesco più piccolo (per estensione).
Il partito di estrema destra, che include componenti apertamente estremiste, ha ottenuto una vittoria sorprendentemente netta in Sassonia-Anhalt. Qualcuno l’ha definito un terremoto; in alcuni casi, addirittura uno tsunami. Il cancelliere Friedrich Merz, apparso in pubblico per la prima volta dopo il voto, ha ammesso che il suo partito è stato scosso “nelle fondamenta” e che i principali partiti moderati del paese, quelli che compongono il governo, sono “seriamente minacciati”. Lo choc che ha descritto, e che molti tedeschi hanno provato domenica, era chiaramente visibile sul suo volto. Merz si è presentato in pubblico accanto al premier uscente della Sassonia-Anhalt, che ha ammesso subito la sconfitta e ha chiarito di non avere più un mandato per governare. Per tutta la campagna elettorale, per quanto pessimi diventassero via via i sondaggi, i cristianodemocratici avevano continuato a insistere sulla volontà di tenere l’AfD fuori dal governo. Alla luce del risultato, questa strategia è ora cambiata. Lo stesso Merz aveva già detto, durante le riunioni di crisi nel suo partito, che la Germania avrebbe probabilmente dovuto fare i conti, per il momento, con un “premier di estrema destra”.
L’AfD non ha raggiunto la maggioranza assoluta. Ma poco lasciava presagire che si sarebbe concretizzata l’ipotesi tanto discussa prima del voto: un fronte comune degli altri partiti contro di essa. Molto, invece, fa pensare che l’alleanza di Sahra Wagenknecht, il Bsw, scissione della Linke, la sinistra, entrata di misura nel Parlamento regionale, possa tollerare un governo dell’AfD. Ciò basterebbe all’AfD per formare un governo di minoranza. Ulrich Siegmund aveva escluso questa possibilità, salvo poi definirla un’opzione. In ogni caso, si fanno sempre più insistenti le voci favorevoli a lasciare semplicemente che il partito governi lo stato, forse nella speranza che venga “smascherato” una volta costretto ad assumersi responsabilità concrete. Che non abbia risposte ai problemi più urgenti, e che il suo programma poggi su promesse irrealistiche, è già noto. Il bilancio che ha proposto, per esempio, presenta un buco di almeno 2 miliardi di euro.
La Sassonia-Anhalt è il Land tedesco con la popolazione più anziana ed è economicamente debole. In molte aree dipende già pesantemente dai lavoratori stranieri. La sezione “Immigrazione e Rimpatrio” è la più lunga del programma previsto dall’AfD. Contiene 43 sottosezioni, quasi tutte incentrate su respingimento, rimpatrio o revoca di diritti. Il partito è sorprendentemente esplicito – e sorprendentemente distante dalla realtà – nel proporre di affrontare la carenza di manodopera qualificata attraverso “un’inversione di tendenza delle nascite e la fine della fuga di cervelli tedeschi”.
Ancora oggi, molti ospedali e case di cura, fornitori di servizi e aziende in Sassonia-Anhalt dipendono dagli immigrati. Tutta la crescita occupazionale dello stato è trainata da lavoratori stranieri. Senza di loro, le cose si complicherebbero.
Il messaggio che l’agenda politica dell’AfD invia all’estero è disastroso, e le organizzazioni imprenditoriali tedesche lo denunciano da tempo. L’idea che l’isolamento nazionale possa rappresentare un percorso praticabile verso il futuro sembra essere sostenuta soltanto da questo partito. Cresce la preoccupazione per il danno all’immagine della Germania. Il “nuovo inizio” di cui parlano il candidato Siegmund e la leader del partito Weidel è una trappola retorica. Il partito non guarda avanti, ma indietro. Ed è proprio questo che lo rende così attraente per molti dei suoi elettori. Ed è sempre questo che indebolisce già oggi la competitività della Germania. L’AfD promette sicurezza mentre crea incertezza.
Non è certo un clima favorevole agli investimenti, che Siegmund inviti o meno i miliardari del tech. E tuttavia è tutt’altro che certo che il modo più efficace per togliere il vento alle vele del partito sia lasciarlo governare – costringerlo, cioè, a trasformare le sue tantissime parole in azioni concrete. Esistono ormai esperienze anche in altri paesi da cui trarre insegnamento: la priorità di questo tipo di partiti è spesso la graduale trasformazione dello stato, con l’indebolimento delle sue istituzioni. E quando il governo diventa incapace di agire, la colpa viene scaricata altrove: sul governo federale, sull’Unione europea. Nel costruire narrazioni, il partito ha dimostrato, negli ultimi mesi e anni, di essere estremamente efficace.
     
Jennifer Wilton, ex direttrice del quotidiano tedesco Welt, oggi è partner di FGS Global