Esteri
L'analisi •
SpaceX e i mercati di Marte
Quella della società di Elon Musk sarà la quotazione in borsa più grande della storia. Ma il vero problema è un altro: la dipendenza assoluta dell’azienda da una singola figura chiave

Foto Ansa
SpaceX ha pubblicato il prospetto S-1 per l’Ipo prevista a giugno: 277 pagine fitte di testo, più 100 pagine di appendici. Il prospetto è molto valido quando descrive la posizione di mercato unica di SpaceX, e lo è anche per quanto riguarda i rischi. Ciò che ci si sarebbe augurati, tuttavia, è una maggiore attenzione ai dettagli sulle opportunità a lungo termine, ambito in cui il prospetto rimane troppo vago.
La posizione di mercato di SpaceX e i risultati raggiunti finora, in particolare nella riduzione dei costi di lancio, sono unici. Il Falcon 9 ha ridotto i costi medi di lancio da 18.500 dollari al chilogrammo a 2.700 dollari. La prima versione del Falcon Heavy ha ridotto i costi del 92 per cento e si prevede che Starship li ridurrà addirittura del 99 per cento rispetto alla media storica. Dal 2023 SpaceX ha lanciato in orbita ogni anno oltre l’80 per cento del carico utile complessivo a livello mondiale. Se SpaceX fosse un paese, sarebbe di gran lunga al primo posto al mondo per numero di lanci, molto più avanti della Cina. Dei circa 15.000 satelliti attivi nello spazio, 9.700 sono satelliti Starlink. Per quanto riguarda le prospettive a lungo termine, il prospetto afferma: “Riteniamo che i nostri attuali sforzi spaziali catalizzeranno innovazioni trasformative che potrebbero rimodellare le industrie terrestri e portare all’emergere di nuovi mercati da trilioni di dollari sulla Luna, su Marte e oltre”. E’ qui che intervengono molti critici, temendo che SpaceX possa bruciare i soldi guadagnati, ad esempio con Starlink, in missioni su Marte che costano somme enormi generando un ritorno minimo o nullo. Musk ribadisce ciò che ha sempre affermato: che la missione dell’azienda “è costruire i sistemi e le tecnologie necessari per rendere la vita multiplanetaria, per comprendere la vera natura dell’universo e portare la luce dell’intelletto verso le stelle”.
A complicare ulteriormente il quadro, SpaceX dichiara di operare attualmente in perdita – dovuta anche ai 15 miliardi di dollari investiti in Starship – e non intende pagare dividendi nel prossimo futuro. Una prospettiva che, secondo critici come Jay Ritter, professore di finanza all’Università della Florida, solleva più di una preoccupazione: “Anche se Starlink generasse profitti per decine di miliardi di dollari all’anno, il denaro potrebbe essere sperperato per mandare persone su Marte piuttosto che essere distribuito agli azionisti”. Solo nelle sezioni successive del prospetto vengono menzionati settori di attività quali il turismo spaziale, la produzione in orbita, il trasporto di passeggeri e merci verso la Luna e Marte e la produzione di energia, sempre sulla Luna e su Marte. Anche l’estrazione mineraria dagli asteroidi è menzionata come futuro settore di attività, sebbene solo in una singola frase. Su questo punto il prospetto rimane lacunoso: avrebbe potuto discutere le potenziali opportunità economiche della produzione in orbita, dell’estrazione mineraria dagli asteroidi e del turismo spaziale in modo molto più dettagliato.
Ciò che manca sono le enormi opportunità derivanti dal settore immobiliare. Il Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967 afferma chiaramente che gli stati non possono possedere corpi celesti né terreni su di essi. Se questo divieto si applichi anche alle aziende private rimane oggetto di controversia tra gli esperti di diritto: alcuni sostengono che la sovranità nazionale si ferma dove inizia lo spazio extra-atmosferico, il che significa che l’appropriazione nazionale della Luna, di altri pianeti e degli asteroidi è vietata, ma non la proprietà privata dei corpi celesti. Certo, ci sono incertezze giuridiche in questo ambito ma anche opportunità. Se SpaceX riuscisse ad acquisire diritti di proprietà, ad esempio su asteroidi o su terreni sulla Luna e su Marte, potrebbe diventare la più grande impresa immobiliare della storia, con la possibilità di quotare Real estate investment trust spaziali in borsa. Queste potrebbero infatti rappresentare le maggiori opportunità commerciali a lungo termine per un’azienda come SpaceX.
Poiché le enormi opportunità di guadagno in settori come il turismo spaziale o l’estrazione mineraria dagli asteroidi sono solo accennate anziché esplorate in dettaglio, e poiché le opportunità immobiliari non vengono affatto discusse, i lettori che non hanno familiarità con l’argomento potrebbero ricavarne l’impressione errata che SpaceX finisca per bruciare denaro in visioni idealistiche da fantascienza. Tutto ciò è assurdo, perché se una cosa è certa, è questa: ovunque ci siano opportunità di guadagno, Musk le sfrutterà. Il vero problema, e il prospetto lo illustra ampiamente, è un altro: la dipendenza assoluta dell’azienda da una singola figura chiave.
Rainer Zitelmann, autore del libro “New Space Capitalism




