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Camporini: “L'accordo con Kyiv sui droni è intelligente: ora serve una crescita industriale anche in Italia”
La potenza delle tecnologie ucraine, uniche al mondo, la collaborazione con l'Italia e la necessità di avviare un processo di produzione anche nel nostro paese. Parla il generale Camporini
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16 APR 26
Ultimo aggiornamento: 04:32 PM

© foto Ansa
“L’accordo tra Italia e Kyiv sulla produzione dei droni è una scelta molto intelligente, l’Ucraina ha sviluppato dal punto di vista tecnico-concettuale un impiego estremamente innovativo di questi strumenti e gli effetti sul campo sono sotto gli occhi di tutti. Ora deve essere avviato un sistema di crescita industriale anche in Italia”. L’ex capo di Stato maggiore della Difesa e dell’Aeronautica Vincenzo Camporini, parlando con il Foglio, elogia l’intesa raggiunta ieri dalla premier italiana Giorgia Meloni e dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky sulla produzione di droni. E auspica che le produzioni possano partire anche in Italia. L’obiettivo è quello di una difesa integrata e di un progetto di sviluppo di una tecnologia che vede nell’Ucraina una leadership indiscussa. “La potenza tecnica è testimoniata dal fatto che i russi non riescono ad avanzare nonostante una straordinaria superiorità numerica. Questo ci dice quanto possono essere determinanti”, continua Camporini. La svolta tecnologica ucraina, d’altronde, non è più una novità e i risultati sono evidenti: qualche giorno fa per la prima volta nella storia, un gruppo di robot e droni sono riusciti a conquistare una postazione nemica russa. L’impatto sulla guerra è rivoluzionario. Ed è proprio partendo da qui che l’accordo di mercoledì assume un valore particolare. Anche se, in realtà, l’Italia non è certo il fanalino di coda del settore.
Secondo l’ex generale, infatti, “in Italia abbiamo già un’ottima sicurezza nel settore, soprattutto in quello dei sistemi più pesanti: c’è un programma che coinvolge anche Germania e Spagna”. Quando si parla di droni ucraini, però, il discorso è diverso. “Sì, parliamo di oggetti da impiegare direttamente sul campo di battaglia che hanno un costo molto limitato, sono facili da utilizzare e hanno una incredibile resistenza alle interferenze, quindi alla neutralizzazione di questi oggetti da parte dell’avversario”. E le capacità italiane di lavorare con queste tecnologie? “Abbiamo sicuramente delle grandi abilità e mettendo insieme l’esperienza sul campo ucraina con quella tecnica italiana, si può fare qualcosa di molto positivo che porterà a rafforzare il sistema di difesa. Da parte nostra potremmo pensare subito a Leonardo, che è l’azienda leader per lo sviluppo di queste tecnologie, ma ci sono anche molte piccole e medie industrie che ci lavorano con grande competenza”.
Dopotutto, entrambi i paesi possono attingere alle specialità dell’altro. “Esatto, gli ucraini hanno sviluppato tutto il settore, sia in generale, sia con attenzione specifica al comparto dei piccoli droni, un settore che noi non abbiamo approfondito accuratamente nel passato perché ci siamo dedicati a sistemi più complessi e ad alte prestazioni. Dunque direi che è un buon matrimonio, perché integriamo sistemi complementari”. Eppure sembra che quando si parla di questi argomenti, l’Italia sia sempre una potenza secondaria. “Assolutamente no, l’ecosistema industriale italiano in questo settore non inizia oggi. Abbiamo delle specificità diverse e questo accordo completa soltando lo spettro delle capacità”.
Circa un anno fa, Leonardo e l’azienda turca Baykar hanno siglato un accordo strategico nel campo dei velivoli senza pilota. Baykar è nota per la produzione dei droni Bayraktar, saliti alla ribalta internazionale durante le fasi iniziali del conflitto in Ucraina. L’intesa raggiunta tra Meloni e Zelensky, sembra però un ulteriore tassello. “Baykar si è sviluppata moltissimo nel settore, con dei prodotti che hanno conquistato il mercato”, ci spiega Camporini. “L’impiego di questi mezzi ha moltiplicato le esigenze produttive. Essendo un’industria turca, ha qualche difficoltà nel mercato occidentale, ma l’accordo sviluppato tra Baykar e Leonardo ha certamente aperto delle porte”. La possibilità che anche in Italia si possa cominciare a favorire un certo miglioramento e incremento della produzione industriale di droni direttamente sul nostro territorio non sembra una possibilità così remota. “Il lavoro svolto fino a ora è sicuramente sufficiente, ma è chiaro che un processo di crescita deve essere avviato e richiederà tempi che non sono epocali ma che devono essere seguiti. È necessario che gli ucraini vengano a verificare cosa siamo in grado di fare e viceversa, una reciproca acquisizione insomma. Questo processo, però, richiede del tempo”.