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In Ucraina, per la prima volta nella storia, i robot hanno conquistato una postazione nemica
Zelensky annuncia un’operazione senza fanteria né perdite ma solo con l'uso di sistemi senza equipaggio e droni. È il risultato della svolta tecnologica voluta da Kyiv. E il ministro Fedorov spinge per la trasformazione dell’esercito in chiave robotica
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14 APR 26
Ultimo aggiornamento: 05:51 PM

I sistemi robotici terrestri “Lehit”, sviluppati da specialisti della Legione Internazionale sotto la Direzione dell’Intelligence della Difesa dell’Ucraina, durante una dimostrazione (Ukrinform/NurPhoto via Getty Images)
Per la prima volta dall’inizio della guerra, l’Ucraina ha conquistato una postazione russa senza impiegare soldati sul terreno: solo robot e droni. A dirlo è stato il presidente Volodymyr Zelensky, che ha descritto l’operazione come un passaggio storico nel modo di combattere. “Per la prima volta nella storia di questa guerra, una posizione nemica è stata presa esclusivamente da piattaforme senza equipaggio – sistemi terrestri e droni”, ha spiegato ieri Zelensky. L’esito è stato altrettanto significativo: i militari russi si sono arresi e l’azione si è conclusa senza perdite ucraine e senza fanteria coinvolta.
Il risultato è il culmine di una strategia tecnologica che Kyiv sta accelerando da mesi. I sistemi robotici terrestri – controllati a distanza ma sempre più dotati di elementi di autonomia – vengono già usati per missioni d’assalto, ricognizione e perfino evacuazione dei feriti nelle zone più esposte, dove le squadre umane rischierebbero di essere colpite dai droni. Solo nei primi tre mesi del 2026, secondo Zelenskyy, “più di 22.000 volte un robot è entrato nelle aree più pericolose al posto di un soldato”.
Un esempio concreto è il Droid TW-7.62, sviluppato dall’azienda ucraina DevDroid, capace di individuare e tracciare bersagli con componenti di intelligenza artificiale: a gennaio ha catturato da solo tre soldati russi, poi fatti prigionieri.
La strategia dietro: la “guerra dei droni”
Quello raccontato ieri da Zelensky non è un episodio isolato, ma si inserisce in una trasformazione più ampia della dottrina militare ucraina. Il ministro della Trasformazione digitale Mykhailo Fedorov sta spingendo per una vera e propria rivoluzione basata su droni, automazione e produzione su larga scala di tecnologie a basso costo ma ad alto impatto.
In questa visione, raccontata anche in un approfondimento del Foglio, l’obiettivo è ribaltare l’asimmetria con la Russia: meno uomini esposti, più macchine sacrificabili, cicli di innovazione rapidissimi e integrazione tra software, intelligenza artificiale e campo di battaglia. La presa di una posizione nemica senza fanteria rappresenta quindi non solo un successo tattico, ma una prova concreta di questa strategia.
Precedenti importanti
Non è la prima volta che sistemi remoti o semi-autonomi vengono impiegati in operazioni militari, ma finora il loro ruolo è stato soprattutto di supporto, attacco a distanza o riduzione del rischio umano. I droni armati come il MQ-9 Reaper sono stati utilizzati in teatri come Afghanistan, Iraq, Siria e Somalia per missioni di sorveglianza e strike mirati contro obiettivi selezionati, consentendo di colpire senza presenza fisica sul campo di battaglia. Parallelamente, sistemi terrestri come il PackBot sono stati impiegati soprattutto da Stati Uniti e alleati in Iraq e Afghanistan per disinnescare ordigni esplosivi, esplorare edifici sospetti e operare in ambienti urbani ad alto rischio, riducendo l’esposizione dei reparti di fanteria.
In ambito più recente, munizioni circuitanti e droni “kamikaze” come lo Switchblade sono stati usati in vari conflitti, inclusa la guerra in Ucraina, per colpire rapidamente mezzi e postazioni nemiche con un operatore che guida l’arma fino all’impatto. In parallelo, diversi eserciti hanno sperimentato sciami di droni e sistemi con crescente autonomia, capaci di riconoscere e inseguire bersagli, ma generalmente sotto controllo umano diretto o con regole d’ingaggio stringenti.
In tutti questi casi, però, la funzione dei sistemi senza equipaggio è rimasta quella di estendere la capacità operativa dell’uomo, non di sostituirlo completamente nella conquista e occupazione del territorio. Per questo, se confermata nei dettagli, l’operazione ucraina rappresenterebbe un passaggio ulteriore: non solo guerra a distanza o automazione del combattimento, ma una forma di presa di posizione realizzata senza fanteria, tramite coordinamento esclusivo di droni e robot terrestri. Questa evoluzione potrebbe cambiare profondamente il modo in cui si combattono le guerre, con tutte le implicazioni etiche e militari che ne derivano.