•
Zelensky va in Siria, ma per Sharaa non è uno sgarbo a Putin
Il presidente ucraino a Damasco per parlare di droni e grano. Un'amicizia lunga dai tempi di Assad
di
7 APR 26
Ultimo aggiornamento: 10:56 AM

foto Getty
Prima le tappe nel Golfo – in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar – poi quella in Turchia, quindi quella in Siria, preceduta da una telefonata al presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi. Il corteggiamento di Volodymyr Zelensky al mondo arabo, culminato con il suo tour in medio oriente di queste settimane, non ha mancato di sollevare speculazioni sul perché, ancora una volta, Israele non fosse incluso fra le sue destinazioni. Semplicemente “non ho avuto alcun contatto con loro, né telefonico né a livello di esperti”, ha spiegato il presidente ucraino prima di partire. Si parla di nuovi dissapori, di aiuti che Kyiv giudica inadeguati da parte dello stato ebraico. Quel che è certo è che invece, domenica scorsa, Zelensky è atterrato a Damasco dove è stato accolto da una banda e un picchetto d’onore. Un cerimoniale che non è stato riservato a tutti i suoi ospiti dal presidente siriano Ahmed al Sharaa.
“Ma forse l’assenza di al Sharaa all’aeroporto al momento dell’arrivo di Zelensky non è del tutto casuale, forse era un messaggio per non irritare troppo i russi”. Cerimoniale a parte, per Wassim Nasr, esperto di jihadismo a France 24 e ricercatore del Soufan Centre, l’incontro di Damasco non significa in alcun modo che le relazioni fra la Siria e la Russia siano in crisi. “Entrambi hanno enorme bisogno l’uno dell’altro. Mosca è nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu, che al Sharaa vuole tenere tutto dalla sua parte, e i russi in cambio chiedono l’avamposto delle basi militari di Latakia e soprattutto Tartus per preservare le proprie basi logistiche nel Mediterraneo e in Africa”. E non è un caso che al Sharaa sia l’unico leader di un paese extra asiatico che sia andato già due volte in visita a Mosca da Vladimir Putin.
D’altra parte, una delle prime visite ufficiali a Damasco dopo la caduta di Assad, il 30 dicembre del 2024, fu quella compiuta proprio dal ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha. Si celebrò così la sconfitta del regime baathista sodale di Vladimir Putin portando in dote da Kyiv alcuni carichi di grano per una popolazione siriana affamata dalla guerra. A distanza di un anno e mezzo, in questo suo primo viaggio ufficiale in Siria, Zelensky era accompagnato da Sybiha ma soprattutto dal ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, il principale sponsor di al Sharaa. Ormai non c’è manovra politica o incontro diplomatico del presidente siriano che non sia legato a doppio filo alla Turchia di Recep Tayyip Erdogan, che la settimana scorsa a sua volta ha accolto Zelensky a Istanbul siglando alcuni accordi di cooperazione. “Al Sharaa sfrutta il ruolo speciale del presidente turco come membro della Nato e mediatore privilegiato con la Russia, come è successo nel Mar Nero e con il battaglione Azov”, spiega Nasr. Domenica si è parlato di forniture di grano, ma soprattutto dei dossier di sicurezza e Difesa, in particolare di droni, della tecnologia bellica che l’Ucraina ha sviluppato in questi anni di guerra contro i russi e che oggi può mettere a disposizione delle Forze armate siriane.
La cooperazione militare fra Kyiv e Damasco parte da lontano, da prima ancora che il regime di Bashar el Assad cadesse. Andando a ritroso nel tempo, nel 2022 alcuni combattenti di alto livello di formazioni islamiste di Idlib, che era già da allora un territorio inaccessibile al regime, decisero che il loro futuro fosse lontano dalla Siria. Fu proprio l’emergere di Hayat Tahrir al Sham, il gruppo armato comandato da al Sharaa quando era ancora noto col suo nome di battaglia Abu Muhammad al Jolani, a esautorare molti leader islamisti rivali. La loro guerra si spostò così da Idlib al fronte ucraino, per unirsi al jihad contro la Russia. Figure come Abdul Hakim al Shishani, uno dei leader del jihad caucasico attivo in Siria e vicecomandante della milizia islamista Jaish al Muhajireen wal-Ansar, decisero di unirsi alle Forze armate di Kyiv per combattere contro la Russia. E viceversa, già dal 2014, altri come Abdul Karim Krymsky, un tataro della Crimea e comandante dello stesso gruppo armato, fu uno dei principali combattenti di origini ucraine con una lunga tradizione nelle file islamiste nel nord della Siria che morì ad Aleppo, durante l’avanzata contro il regime nel dicembre del ’24. Questa diaspora di comandanti e miliziani e la guerra combattuta contro Mosca, un nemico in comune, favorirono lo scambio di materiale bellico e know-how fra Kyiv e Idlib, soprattutto per quanto riguarda i droni. “Furono alcuni uomini d’affari ucraini a favorire la fornitura di aiuti militari ai ribelli siriani. Nulla di determinante o di eccezionale, ma si trattava comunque di un sostegno utile alla guerra contro il regime”, dice Nasr. Questa relazione particolare fra Ucraina e Siria sta andando avanti fino a oggi. Ma la convivenza fra russi e ucraini in Siria è destinata a durare ancora a lungo.
Di più su questi argomenti:
Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.