La vera domanda su Sigonella

L’Italia ha negato agli Stati Uniti l’uso della base militare. A livello procedurale, il governo ha avuto le sue buone ragioni. Ma qui sta l'ambiguità: si denuncia l’Iran, si temono i suoi effetti regionali, energetici e militari. Poi però, quando il confronto diventa concreto, ci si rifugia nel linguaggio notarile delle procedure

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1 APR 26
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Il ministro della Difesa Guido Crosetto. ANSA/GIUSEPPE LAMI

La storia di Sigonella, prima di diventare un simbolo politico, riguarda un fatto preciso. L’Italia ha negato agli Stati Uniti l’uso della base militare perché il piano relativo ad alcuni bombardieri americani è stato comunicato quando gli aerei erano già in volo, senza consultazione preventiva con i vertici militari italiani. Per questo, su mandato del ministro della Difesa Guido Crosetto, è scattato il divieto di atterraggio. Su questo piano c’è poco da dire. Un governo serio non può accettare che un alleato consideri automatico ciò che automatico non è. Se gli accordi prevedono regole, quelle regole vanno rispettate. E se un’operazione esce dal perimetro tecnico già autorizzato, è giusto che entri in gioco la politica. Il punto, però, è che dietro a questa storia ce n’è un’altra, altrettanto rilevante.
Esiste un livello procedurale ed esiste un livello politico. Sul primo, il governo italiano ha avuto buone ragioni. Sul secondo, l’Italia, insieme con l’Europa, continua a non muoversi in una direzione saggia. E’ legittimo diffidare di Trump, del suo stile, della sua tendenza a trattare gli alleati come comparse da informare all’ultimo minuto. Ma la diffidenza verso Trump non può diventare un alibi per evitare la domanda di fondo: l’Iran è o non è una minaccia strategica per l’occidente? E quando gli Stati Uniti decidono di colpire un attore che l’Europa da anni descrive come destabilizzante, pensiamo che stiano agendo contro i nostri interessi o anche a tutela dei nostri interessi? Qui sta l’ambiguità europea, e anche quella italiana. Si denuncia l’Iran, si temono i suoi effetti regionali, energetici e militari. Poi però, quando il confronto diventa concreto, ci si rifugia nel linguaggio notarile delle procedure. Le procedure contano, certo. Ma non possono diventare un modo elegante per evitare la sostanza. E la sostanza è questa: se davvero, come dicono Meloni e Crosetto, per autorizzare una missione del genere serve il Parlamento, la maggioranza avrebbe o no il coraggio di scegliere da che parte stare? Anche la neutralità, in certi casi, è una scelta.