"Ciò che è successo a Sigonella è perfettamente in linea con i trattati. Crosetto ha fatto benissimo", dice Camporini

L'ex capo di Stato maggiore della Difesa e dell'Aeronautica: "I rapporti internazionali sono regolati da documenti che devono essere rispettati da tutti i firmatari. Se gli Stati Uniti pensano di poter operare al di fuori di questi accordi bisogna necessariamente fermarli"

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31 MAR 26
Ultimo aggiornamento: 12:42 PM
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"La questione è semplice: Sigonella è una base italiana che ha l'etichetta Nato e può essere utilizzata per le esigenze dell'Alleanza atlantica. All'interno della base c'è un reparto americano che può operare nel quadro delle attività della Nato, ma al di fuori di questo non ha nessuna ulteriore autorizzazione. Per esigenze di carattere nazionale, invece, serve l'autorizzazione governativa italiana. Ciò che è successo è perfettamente in linea con gli accordi vigenti". Lo dice al Foglio Vincenzo Camporini, già capo di Stato maggiore della Difesa e dell'Aeronautica. Nei giorni scorsi l'Italia ha negato agli Stati Uniti l'utilizzo della base militare di Sigonella per l'atterraggio di un bombardiere. Lo Stato maggiore dell'Aeronautica, dopo aver verificato che non si trattava di velivoli dedicati a compiti logistici ordinari, ha informato il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha negato l'autorizzazione per l'atterraggio. "Sono decisioni soggette a valutazioni politiche e in questo caso la valutazione è stata negativa", spiega Camporini.

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Dopo l'attacco congiunto di Stati Uniti e Israele all'Iran, il 28 febbraio, il tema dell'utilizzo delle basi americane in Italia era già stato al centro del dibattito pubblico. La premier Giorgia Meloni aveva detto che il governo si sarebbe mosso in base agli accordi vigenti, che prevedono l'utilizzo delle basi solo per funzioni addestrative o logistiche. E soprattuto che in qualsiasi decisione su scenari non già disciplinati dai trattati internazionali, avrebbe consultato il Parlamento. La risposta alla richiesta di atterraggio di un bombardiere, in questo senso, usciva ampiamente fuori dal perimetro giuridico consentito, ma il Parlamento non è stato consultato. "È vero, ma quando un aeroplano sta per atterrare e vuole ridecollare, il tempo per convocarlo non c'è e in questo caso si è scelto di fare così. E comunque un bombardiere diretto in Iran non va a farsi una passeggiata".
Però in questi casi l'esecutivo potrebbe scegliere di autorizzare un atterraggio senza il via libera del Parlamento."La scelta di coinvolgere tutto l'arco parlamentare è una decisione politica di Meloni: in teoria, la necessità di una approvazione parlamentare non c'è".
Qualcuno ha citato quanto accadde nella base di Sigonella nel 1985, quando l'Italia si scontrò duramente con la Casa Bianca dopo la decisione dell'esecutivo di mandare militari italiani (Vam e Carabinieri) a circondare gli incursori statunitensi (Delta Force) che nella base avevano dirottato l'aereo con a bordo i terroristi dell'Achille Lauro. "La forma è esattamente la stessa e una base italiana, in territorio italiano, non può essere utilizzata per finalità che non siano condivise con il governo italiano o tramite il trattato nordatlantico". Questo episodio potrebbe danneggiare i rapporti tra Roma e Washington? "Se ci saranno ricadute alle relazioni bilaterali, la colpa ricadrà esclusivamente sugli Stati Uniti perché parliamo di una forzatura americana".
Sulla questione è intervenuto con una nota anche Palazzo Chigi, per dire che "non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione". Secondo Camporini, "Crosetto ha fatto benissimo perché i rapporti internazionali sono regolati da documenti che devono essere rispettati da tutti i firmatari e se gli Stati Uniti pensano di poter operare al di fuori di questi accordi bisogna necessariamente fermarli".