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L'Italia ha negato la base di Sigonella ad aerei americani
Crosetto ha negato l'atterraggio in Sicilia ad alcuni veicoli statunitensi. Non è però una riedizione dei fatti del 1985. L'Iran intanto aumenta gli attacchi ai paesi del Golfo e colpisce una petroliera del Kuwait. Le squadre antincendio marittime degli Emirati arabi uniti dovrebbero essere riuscite a non far disperdere in mare il greggio contenuto nella petroliera
31 MAR 26
Ultimo aggiornamento: 11:57 AM

Gli aerei militari statunitense nella base militare di Sigonella, in provincia di Catania, 7 marzo 2026, ANSA/Orietta Scardino(generica, guerra, Nato, drone, aeronautica, Stati Uniti, Italia)
L'Italia ha negato la base di Sigonella agli Stati Uniti
Nei giorni scorsi l'Italia ha negato agli Stati Uniti l'utilizzo della base di Sigonella per l'atterraggio di alcuni veivoli che erano in volo diretti verso il medio oriente. Ciò è stato dovuto al fatto che questi velivoli non avevano avanzato alcuna richiesta formale né consultazione preventiva con le autorità italiane. Lo Stato maggiore dell'Aeronautica, dopo aver verificato che non si trattava di voli logistici ordinari e che quindi non erano attività automaticamente autorizzate dagli accordi bilaterali, avrebbe informato il ministro della Difesa Giulio Crosetto. Dalla Farnesina è arrivata così il no all'atterraggio.
Gli accordi bilaterali (Nato Sofa del 1951, Bilateral Infrastructure Agreement del 1954, aggiornato nel 1973 e nel 1995) distinguono infatti due categorie di attività: quelle non cinetiche (logistica, addestramento, intelligence, sorveglianza), per le quali gli americani possono operare senza chiedere autorizzazione al governo italiano, e quelle cinetiche (operazioni di combattimento) che invece richiedono un via libera esplicito di Roma.
Il 5 marzo Crosetto aveva già detto in Parlamento che gli Stati Uniti possono usare le basi "nell'ambito di operazioni Nato logistiche e addestrative, operative non cinetiche", e che per qualsiasi richiesta ulteriore "torneremo in Parlamento per decidere insieme".
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"In riferimento alle notizie di stampa sull’utilizzo delle basi militari, si ribadisce che l’Italia agisce nel pieno rispetto degli accordi internazionali vigenti e degli indirizzi espressi dal governo alle Camere", si legge in una nota di Palazzo Chigi. "La linea dell’esecutivo è chiara, coerente e già pienamente condivisa con il Parlamento, senza alcuna modifica. Ogni richiesta viene esaminata con attenzione, caso per caso, come sempre avvenuto anche in passato. Non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione. Il governo continuerà pertanto ad operare nel solco dei trattati vigenti, nel rispetto della volontà del governo e del Parlamento, garantendo al contempo affidabilità internazionale e piena tutela dell’interesse nazionale".
Non si tratta insomma di una riedizione del precedente del 1985, quando il governo Craxi si oppose agli Stati Uniti a Sigonella.
Cos'era successo nel 1985
All'epoca, il presidente del Consiglio arrivò allo scontro diplomatico con Washington dopo la decisione dell'esecutivo di mandare militari italiani (Vam e Carabinieri) a circondare gli incursori statunitensi (Delta Force) che nella base aveva dirottato l'aereo con a bordo i terroristi dell'Achille Lauro.
Per fare in modo di evitare il peggio e che ci fosse un assalto americano alla nave da crociera assaltata da membri dell'Olp, il governo italiano era riuscito a trovare un accordo, tramite la mediazione di quello egiziano, facendo sì che i terroristi accettassero di abbandonare la nave e liberare gli ostaggi in cambio di una via di fuga diplomatica. A patto che non ci fossero morti sulla nave. I terroristi avevano assicurato questo. Quando si scoprì che invece un passeggero americano di origine ebraica, Leon Klinghoffer è stato assassinato a sangue freddo dai sequestratori, Ronald Reagan diede il via al dirottamento dell'aereo che stava portando i terroristi in Tunisia. L'aereo fece scalo a Sigonella. E il governo italiano decise di schierare l'esercito per evitare che i terroristi fossero portati negli Stati Uniti in quanto l'assassinio del cittadino americano era stato effettuato su suolo italiano in quanto l'Achille Lauro batteva bandiera italiana.
Trump minaccia attacchi a pozzi petroliferi e impianti di desalinizzazione. E dice di parlare con un nuovo regime
Donald Trump ha pubblicato su Truth, il suo social network, un video di un'esplosione di quello che dovrebbe essere un deposito d'armi dell'esercito iraniano.
Ieri Trump, sempre in un post su Truth, aveva scritto che "Gli Stati Uniti d'America sono in seri colloqui con UN NUOVO REGIME, E PIÙ RAGIONEVOLE, per porre fine alle nostre operazioni militari in Iran. Sono stati fatti grandi progressi, ma se per qualsiasi motivo non si raggiungerà presto un accordo, cosa che probabilmente accadrà, e se lo Stretto di Hormuz non sarà immediatamente 'aperto agli affari', concluderemo il nostro piacevole 'soggiorno' in Iran facendo saltare in aria e distruggendo completamente tutte le loro centrali elettriche, i pozzi petroliferi e l'isola di Kharg (e forse anche tutti gli impianti di desalinizzazione!), che abbiamo volutamente lasciato da parte per ora."
Il regime iraniano ha smentito
L'Iran colpisce una petroliera del Kuwait e aumenta gli attacchi contro i paesi del Golfo
Una petroliera del Kuwait è stata attaccata da un drone iraniano mentre era ancorata nel porto di Dubai, negli Emirati Arabi Uniti. Secondo quanto riferito dall'agenzia di stampa statale del Kuwait, citando la Kuwait Petroleum Corporation, la nave ha preso fuoco in acque territoriali degli Emirati Arabi Uniti, ma non ci sono feriti tra i ventiquattro membri dell'equipaggio e non ci sono state fuoriuscite di greggio in mare, grazie anche al rapido intervento delle squadre antincendio marittime.
La Kuwaiti Petroleum Corporation ha dichiarato in un comunicato che la petroliera, denominata Al-Salmi, era a pieno carico quando è stata colpita da un drone iraniano. La compagnia ha aggiunto che lo scafo ha subito danni e che i danni e le conseguenze dell'incendio potrebbero causare una fuoriuscita di petrolio nelle acque circostanti nelle prossime ore o giorni. La società di intelligence marittima Tanker Trackers ha dichiarato che, secondo i suoi dati di tracciamento, a bordo della petroliera si trovavano circa due milioni di barili di greggio, 1,2 milioni provenienti dall'Arabia Saudita e circa 800.000 dal Kuwait. La petroliera "aveva terminato le operazioni di carico un mese fa", ha affermato la società di tracciamento sui social media.
L'attacco alla petroliera kuwaitiana si verifica in un momento in cui il traffico nello Stretto di Hormuz e nelle zone circostanti è praticamente paralizzato a causa degli attacchi di rappresaglia iraniani contro le navi mercantili nelle acque regionali. Secondo la S&P Market Intelligence, nel mese di marzo sono riuscite ad attraversare lo stretto solo meno di 150 petroliere, mentre di solito sono 140 le navi transitano quotidianamente attraverso Hormuz.
L'Iran non ha confermato né smentito la responsabilità dell'attacco.
L'esercito kuwaitiano ha dichiarato di essere impegnato regolarmente a fronteggiare attacchi iraniani con missili e droni. E anche nel momento nel quale è stata colpita la petroliera era sotto attacco.
Sono però tutti i paesi del Golfo ad aver segnalato un aumento degli attacchi con missili e droni da parte dell'Iran.
Il ministero della Difesa saudita ha dichiarato che l'esercito ha intercettato otto missili, la maggior parte dei quali diretti verso Riad. Dal ministero però non sono arrivate indicazioni da dove sarebbero partiti questi missili.
Il ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti ha invece reso noto il mandante dei missili e dei droni che hanno attaccato il paese: l'Iran. Affermando che un drone ha preso colpito un edificio appartenente a Thuraya, una società di telecomunicazioni emiratina, ma che non sono stati segnalati feriti e che i danni sono pochi.
Le autorità del Bahrein hanno dichiarato di aver attivato le sirene d'allarme, ma non hanno specificato cosa abbia fatto scattare l'allarme.