Totem ambientalisti che cadono. Il premier norvegese Støre si dimette

Persino nell’ecologica Norvegia l’ideologia verde fa i conti con la realtà. Da Berlino a Oslo, un'altra vittima delle politiche climatiche europee. Senza turbare Bruxelles
1 FEB 25
Ultimo aggiornamento: 04:15
Immagine di Totem ambientalisti che cadono. Il premier norvegese Støre si dimette

Foto LaPresse

Le politiche climatiche europee fanno un’altra vittima, questa volta addirittura al di fuori dei confini dell’Ue. Ieri si è dimesso il premier norvegese, Jonas Gahr Støre, a causa delle divergenze tra il Partito laburista, di cui è leader, e gli alleati del Partito di centro, una formazione moderata ma tendenzialmente euroscettica. Oggetto della discordia è l’approvazione di un pacchetto legislativo necessario ad allineare l’ordinamento nordico con le politiche europee in materia di energia rinnovabile, efficienza energetica e case green. Pur non essendo uno stato membro dell’Ue, la Norvegia fa parte dello spazio economico europeo ed è tenuta quindi ad adeguarsi a parte della normativa unionale. Tuttavia, sulle questioni energetiche le tensioni stanno crescendo a causa dei potenziali effetti sui prezzi interni e di altri scontri con Bruxelles in merito allo scambio transfrontaliero di energia elettrica e gas. In particolare, Oslo accusa l’Ue di pretendere l’applicazione di norme sull’export di elettricità che farebbero aumentare i costi dell’energia, mentre gli europei lamentano che i loro vicini si sono approfittati della crisi del gas per lucrare sul metano, di cui la Norvegia è un grande produttore.
Sarebbe però sbagliato liquidarlo come un mero scontro commerciale. Il capo dei centristi, Trygve Slagsvold Vedum, ha detto che “non dobbiamo dare spago all’Ue”. E perfino il primo ministro uscente aveva anticipato che su altre richieste l’Europa non avrebbe trovato altrettanta disponibilità. Dietro questi scossoni, dunque, c’è forse un calcolo elettorale, ma non è detto che non vi sia qualcosa di più: persino in un paese attento all’ambiente come la Norvegia (ma dipendente dalle esportazioni di oil & gas) il vento sta cambiando. Intanto, a Bruxelles la presidente Ursula von der Leyen ha ribadito che la strategia climatica europea non cambierà. I mal di pancia che stanno facendo cadere i governi uno dopo l’altro, da Berlino a Oslo, non sembrano per ora turbare Bruxelles. Resta da capire se siamo di fronte a una convinzione irresistibile o alla stessa leggerezza dei teologi bizantini che, mentre Costantinopoli cadeva, discutevano del sesso degli angeli.