Tutti gli occhi su Rafah? Non per gli ostaggi uccisi da Hamas. Parla Matti Friedman

Il mondo progressista esalta Hamas come “combattenti della resistenza", rendendosi complice delle barbarie compiute dal 7 ottobre. Il giornalista e saggista israelo-canadese: “Un pezzo d’occidente sta con l’islam radicale e contro Israele”
3 SET 24
Ultimo aggiornamento: 04:00
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Foto ANSA

Non una parola sui sei ostaggi israeliani uccisi da Hamas a Rafah da parte di Amnesty International e Human Rights Watch, le due ong più note e agguerrite contro Israele. La relatrice dell’Onu per i territori palestinesi, Francesca Albanese, ha commentato: “Che tutti gli ostaggi, chiunque siano i loro rapitori, possano tornare presto all’amore delle loro famiglie, sia israeliani sia palestinesi”. Ostaggi palestinesi?
Il Segretario delle Nazioni Unite, António Guterres, ha scritto: “Non dimenticherò il mio incontro con i genitori di Hersh Goldberg-Polin e altre famiglie di ostaggi. Le tragiche notizie di oggi sono un devastante promemoria della necessità del rilascio incondizionato di tutti gli ostaggi e della fine dell’incubo della guerra a Gaza”. Capolavoro alla Guterres. Ha commentato Hillel Neuer, direttore di UN Watch: “Hamas ha assassinato sei ostaggi israeliani e americani sparandogli alla testa. Perché non riesce a dirlo?”. “Dimettiti – ha scritto Esther Panitch, parlamentare Democratica della Georgia – La tua incapacità di anche solo di nominare Hamas li ha incoraggiati: sei senza spina dorsale”.
Friedman dice di aver imparato molte cose dal 7 ottobre. “La principale che Hamas gode di un ampio sostegno in occidente, compresi alcuni dei cittadini più istruiti. Gran parte della stampa occidentale è stata capace di trasformare una guerra lanciata dai fondamentalisti musulmani in una storia sulla risposta israeliana. In questa guerra, Hamas sapeva di avere molti alleati ed è abbastanza chiaro che avevano ragione. In questi circoli, secondo la mia esperienza, il disgusto per Israele è qualcosa tra un pregiudizio e un prerequisito per l’ingresso. Non parlo di un approccio critico alle politiche israeliane... ma la convinzione che gli ebrei di Israele siano un simbolo dei mali del mondo, un'idea che sta rapidamente diventando uno degli elementi centrali dello Zeitgeist occidentale ‘progressista’, diffondendosi dalla sinistra europea ai campus universitari americani e agli intellettuali, compresi i giornalisti. In questo gruppo sociale, questo sentimento si traduce in decisioni editoriali prese da singoli reporter e redattori che si occupano di Israele, e questo, a sua volta, fornisce a tale pensiero i mezzi per un’autoreplicazione di massa”.
E sono passati appena tre mesi dalla campagna sui social media “Tutti gli occhi su Rafah”. Cinquanta milioni di persone, tra cui svariate celebrità, hanno condiviso lo slogan su Instagram, con l’obiettivo di condannare Israele per aver anche solo pensato di inviare truppe a Rafah a cercare ostaggi e terroristi. Ora sappiamo che a Rafah i sei ostaggi, e altri, erano tenuti in condizioni ripugnanti. Ora sappiamo che Hamas usa Rafah come base per attaccare Israele. “Lasciate Rafah ad Hamas”, era il sottotesto malsano della tendenza social.
All yes on Rafah? Eyes wide shut.