Il murale putiniano nella Mariupol occupata dai russi
“Qui non c’è nessuno da liberare. E’ tutto l’esatto opposto di quello che ci raccontano in tv”, scriveva Jorit su Twitter

Kyiv. Se Hiroshima fosse Napoli, e nel centro cittadino fosse sopravvissuto un unico edificio alla bomba atomica, è certo che un assessore alla Cultura lo farebbe coprire con un murale di Ciro Cerullo, classe 1990, in arte Jorit. All’invasività dispettosa del writing nel capoluogo campano se n’è sostituita infatti un’altra, durante la “rivoluzione arancione” di Luigi de de Magistris, quella ultraretorica del populismo muralista. Da Fedez a Martin Luther King, da Maradona (in tutte le salse) all’oncologo Paolo Ascierto, questi interventi site specific dell’artista di Soccavo (Na), iperrealisti come fototessere e gravidi di retorica, ricordano più i faccioni totalitari di Mussolini che gli omaggi a Bobby Sands di Belfast. Una collezione Panini di volti di eroi o martiri “civili”, già medializzati o presunti dimenticati, che ha in Jorit un quasi-monopolista, capace di espandersi nell’Italia intera, e anche all’estero.



