Lavrov non regge il peso dell’isolamento e lascia il G20 in anticipo

Al vertice di Bali i leader occidentali boicottano il ministro russo, e niente foto di famiglia. Il bilaterale con la Cina
8 LUG 22
Ultimo aggiornamento: 18:22
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Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha lasciato in anticipo il vertice del G20 a Bali. Si è alzato durante la sessione mattutina, mentre aveva la parola la sua omologa tedesca, Annalena Baerbock, che criticava l’invasione di Mosca contro l’Ucraina. Poi non si è presentato a quella pomeridiana e ha abbandonato il summit. Davanti ai giornalisti ha detto che ha sentito rivolgere appellativi di qualsiasi genere ai russi “occupanti, aggressori, invasori” e ha accusato i colleghi occidentali di aver usato queste critiche per coprire la loro scarsa volontà ad affrontare argomenti come il multilateralismo o la sicurezza alimentare. Il multilateralismo è la grande ossessione di Russia e Cina che muovono agli Stati Uniti l’accusa di aver costruito un mondo unipolare a guida americana e di voler punire chiunque – Mosca e Pechino in particolare – si discosti dalla loro visione del mondo. La crisi alimentare, invece, per Lavrov è qualcosa che va ben oltre la guerra in Ucraina, quella si potrebbe risolvere “costringendo Kyiv a liberare i porti del Mar Nero”, Mosca non ha responsabilità. Poi ha aggiunto che le sanzioni occidentali contro la Russia equivalgono a una dichiarazione di guerra.
Al vertice del G20 il propagandista Lavrov è stato trattato come un reietto da una parte della comunità internazionale. Ha avuto un bilaterale con il collega cinese Wang Yi, dell’incontro c’è una foto in cui le due facce amiche allargano le braccia e si sorridono, ma c’è una differenza: con la Cina hanno voluto parlare tutti, anche il segretario di stato americano Antony Blinken. Con la Russia davvero in pochi.