Esteri
lo specchio di putin •
La prima vittima della propaganda è il Cremlino
Putin ha guardato se stesso e la Russia attraverso uno specchio deformante e ha visto la realtà più grande, più funzionale, più potente di quello che è. E' l'effetto dell'autopropaganda, per la quale oggi si piange in tv per “l’invincibile” Moskva. Navalny avverte: la verità colpisce il regime come un Javelin

Finora il presidente russo, Vladimir Putin, si era guardato attraverso uno specchio deformante e attraverso lo stesso riflesso aveva visto anche la Russia da lui creata molto più grande, più potente, più funzionale di quello che si sta dimostrando in questi giorni. La propaganda di Mosca è martellante, non lascia spazio, funziona benissimo, ma dopo oltre cinquanta giorni di guerra sembra che non soltanto noi ci siamo meravigliati del fatto che l’esercito russo sia meno equipaggiato e meno forte di quello che pensavamo, ma sembra che neppure il Cremlino si aspettasse i problemi e le sconfitte. Noi abbiamo subìto la propaganda, ma anche chi l’ha creata l’ha subìta, anzi: ne è la prima vittima. Al punto di mettersi a singhiozzare in tv per l’affondamento di una nave che credeva invincibile. Il sistema rotto e corrotto di Mosca, non soltanto si vende come il più potente del mondo, come un’alternativa all’occidente, ma pensava, e probabilmente ancora pensa, di esserlo davvero.
Di più su questi argomenti:
Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)




