L'Unione europea teme una nuova Yalta
Il capo della diplomazia europea, Borrell, dice che non è più il tempo delle aeree di influenza ma su argomenti come Nato e Ucraina, Bruxelles è tenuta lontana dai tavoli che contano. Soprattutto da quello a Ginevra, dove lunedì Mosca e Washington parleranno delle nuove linee rosse e di sicurezza

L’Alto rappresentante per la politica estera, Josep Borrell, è andato questa settimana in Ucraina, nel Donbass, la regione orientale in cui dal 2014 si combatte tra separatisti filorussi e Kiev. Con lui c’era il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, anche lui con una richiesta: non fate discussioni sull’Ucraina senza l’Ucraina. Gli Stati Uniti hanno chiesto agli europei di mostrare che sono disposti a punire duramente la Russia con sanzioni. Ma gli europei hanno risposto in ordine sparso. Il risultato è che né l’Ucraina né l’Ue saranno presenti alle prime discussioni con americani e russi. Borrell ha detto che non è il momento di un accordo come quello di Yalta, in cui Stati Uniti, Unione sovietica e Regno Unito si divisero l’Europa; che la logica delle sfere di influenza non è ammessa nel 2022; che non c’è sicurezza in Europa se l’Ucraina non è al sicuro e che Bruxelles deve avere un suo ruolo nei colloqui con Mosca.
Stati Uniti e Russia non si spartiranno il mondo, ma l’assenza dell’Europa è un problema strategico e di immagine per Bruxelles. La prossima settimana ci saranno anche molte riunioni importanti della Nato e i funzionari russi incontreranno le controparti dell’Alleanza. Si parlerà di Ucraina. La Nato ha dichiarato di essere pronta ad ascoltare i timori di Mosca, nonostante ieri il segretario, Jens Stoltenberg, abbia detto che la minaccia di un’invasione russa è reale, lasciando poi intendere che l’Alleanza tiene stretti colloqui con la Svezia e con la Finlandia, finora tenute fuori proprio per Mosca. Presto potrebbero essere poste le basi per un nuovo assetto, non sarà Yalta, ma per l’Ue, al momento, nessuno ha aggiunto una sedia al tavolo dei negoziati.
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Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)




