L’idrossiclorochina contro il Covid non funziona, lo ammette pure Raoult

Il virologo marsigliese che sosteneva l'efficacia del farmaco anti malaria nella cura del coronavirus ha cambiato idea, giugnendo alle stesse conclusioni dell'Oms. E tuttavia non sospenderà l'uso del medicinale. I "clorocretini” potranno continuare a osannarlo
19 GEN 21
Ultimo aggiornamento: 05:09
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Quando su Cnews il filosofo liberale Raphaël Enthoven utilizzò il termine “ciarlatano” per qualificare il virologo marsigliese Didier Raoult, sostenitore accanito dell’idrossiclorochina come rimedio miracolo per curari i pazienti colpiti dal Covid-19, l’anchorman del giornalismo populista francese, Pascal Praud, lo guardò indignato. “Mi scusi ma ciarlatano mi sembra un po’ troppo”, disse Praud a Enthoven. Risposta: “Chiamo ciarlatano un tipo che pensa di essere un indovino, che a febbraio (2020, ndr) predice la fine di una pandemia, anche se non sa nulla di questa pandemia, che vende una molecola che non funziona, o se volete funziona come una pastiglia Valda, che disturba la ricerca e rifiuta il metodo scientifico. La sua è una negazione della scienza travestita da difesa della scienza. Crede di essere Dio, sventola i suoi diplomi per mostrare che ha ragione e fa della scienza una questione di sondaggi. Sì, è un ciarlatano”. Per i pro Raoult, Enthoven è un “filosofo venduto ai Big Pharma”. Ma in questi giorni molte cheerleaders del santone di Marsiglia si sono silenziate. Perché in una lettera pubblicata il 4 gennaio sul sito del National Center for Biotechnology, e resa nota nel weekend dalla stampa francese, è lo stesso Raoult assieme ai suoi collaboratori ad ammettere che il farmaco anti malaria non permette di ridurre il tasso di mortalità dei malati di coronavirus: conclusione a cui l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) era giunta nel maggio dello scorso anno, giustificando la sospensione immediata di tutti i test clinici in corso a base di idrossiclorochina.
Il direttore dell’Ihu, l’Istituto ospedaliero universitario Méditerranée Infection di Marsiglia, nella sua “autoanalisi”, anche se forse è meglio definirla ammissione di fallimento, si sofferma sulla sperimentazione clinica realizzata a marzo su 42 pazienti, 16 dei quali erano stati curati con l’idrossiclorochina, 8 con la combinazione idrossiclorochina e azitromicina (antibiotico appartenente alla categoria dei macrolidi), mentre i restanti 18 non avevano ricevuto nulla. “In termini di necessità di ossigenoterapia, di trasferimento in terapia intensiva e di mortalità non c’erano differenze significative tra i gruppi”, ha scritto nella sua lettera il team marsigliese dell’Ihu, riconoscendo pubblicamente l’inefficacia del tanto decantato farmaco. La notizia ha fatto subito reagire chi da tempo mette in guardia la Francia dalle smargiassate di Raoult e dal suo populismo scientifico. Come l’epidemiologo dell’Université Paris-Saclay Thibault Fiolet: “Incredibile! E’ lo stesso professor Raoult a scrivere che il loro primo test clinico non randomizzato (pazienti estratti a sorte, ndr) mostra che l’idrossiclorochina non ha alcuna efficacia sulla mortalità o per ridurre i trasferimenti in terapia intensiva”. E ancora: “Questa sperimentazione di piccolissime dimensioni e molto criticabile in termini di metodologia ha avuto un impatto mondiale sulla ricerca in materia di Covid-19 (…) per poi arrivare alla conclusione che l’idrossiclorochina con o senza l’azitromicina è priva di efficacia”.
Il rapporto rischio-beneficio legato alla somministrazione del farmaco anti malaria alle persone contaminate dal coronavirus non è stato considerato favorevole da nessun organismo sanitario incaricato di valutarne la pertinenza. Né l’Agence nationale de sécurité du médicament et des produits de santé (l’Aifa francese), né la Haute autorité de santé, né l’Oms, che ha analizzato gli effetti dell’idrossiclorochina attraverso il mega-trial Solidarity (11mila pazienti coinvolti), hanno constatato un calo della mortalità. La scorsa primavera, lo studio clinico Recovery, realizzato dall’Università di Oxford, aveva già evidenziato che il farmaco sventolato da Raoult non aveva “alcun effetto benefico” nella cura dei pazienti malati di Covid-19. La stessa constatazione era sta fatta dal Centro ospedaliero universitario di Angers su un campione di 250 pazienti. Nella lettera, anche Raoult e la sua équipe ammettono che il loro protocollo sanitario non funziona per ridurre i rischi di forme gravi e i rischi di mortalità. Ciononostante, pare non abbiano alcuna intenzione di abbandonare il trattamento a base di idrossiclorochina, perché, sostengono, “la durata del ricovero in ospedale e la persistenza virale erano significativamente ridotte nel gruppo dei pazienti trattati rispetto al gruppo di controllo”. E i “chlorocons” (i clorocretini), come li ha chiamati France Inter, continueranno a osannarlo.