Come si vaccina l’Unione europea

La Commissione ha formato i contratti con le case farmaceutiche e stilato le linee guida, ma l’organizzazione, le liste dei vaccinati e la lotta agli scettici spettano ai paesi membri. La Germania è avanti anni luce
15 DIC 20
Ultimo aggiornamento: 05:03
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Mentre si attende il 29 dicembre, giorno in cui l’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali, concluderà la sua valutazione del vaccino di Pfizer/BioNTech contro il Covid-19, i paesi dell’Unione europea tentano di organizzarsi per fare in modo che, non appena possibile, la vaccinazione abbia inizio. La Commissione ha proposto delle linee guida già a ottobre, si è impegnata a concludere i contratti con le case farmaceutiche per fare in modo che la maggior parte della popolazione europea possa vaccinarsi e ha stabilito che a ogni stato sarà garantita una parità di accesso alle dosi, in base alla popolazione, a partire dallo stesso giorno. Ma, dice la Commissione, considerando che all’inizio la disponibilità sarà molto limitata, spetterà agli stati stabilire chi vaccinare per primo, assicurare le infrastrutture e l’accessibilità, garantire la formazione del personale, i requisiti di stoccaggio e trasporto: questo vaccino ha bisogno di una conservazione speciale, a -70 gradi.
L’Ue potrà dare il suo sostegno, soprattutto logistico, ma gli stati membri dovranno darsi da fare. Finora quello più avanti di tutti è la Germania, che ha acquistato anche 40 milioni di dosi al di fuori del contratto dell’Ue e sta cercando di riconvertire spazi inutilizzati o dimenticati durante la pandemia in centri per eseguire la vaccinazione. Saranno circa 430 e per questo sono stati presi in considerazione ex aeroporti, spazi per fiere e concerti. Il Velodrom di Berlino, un’arena al chiuso, sarà uno dei primi centri: la capitale vorrebbe essere pronta a vaccinare circa ventimila persone al giorno per sei settimane con l’obiettivo di immunizzare il 10 per cento della sua popolazione. La conservazione sarà una delle principali sfide, la Germania già due mesi fa ha ordinato dei frigoriferi appositi per contenere il vaccino, per Berlino ce ne sono tre, sufficienti a conservare 900 mila dosi. Dove saranno sistemati questi frigoriferi è un segreto, le autorità temono possibili attacchi di no vax, la Germania è uno dei paesi in cui le manifestazioni contro il lockdown sono state più forti e hanno visto sfilare esponenti di estrema destra e sinistra, cospirazionisti e adepti di QAnon, la centrale americana dei complotti, e di Querdenken 711, il movimento nato a Stoccarda. La Germania, come Svezia e Paesi Bassi, ha deciso di iniziare dai più anziani, i primi saranno gli ottantenni, poi si procederà con chi ha più di 65 anni. La Commissione ufficiale per i vaccini (Stiko), che lavora con l’istituto Koch, ha anche proposto una lista di cittadini da seguire, ma manca l’approvazione del ministero della Sanità che arriverà probabilmente per fine dicembre: ancora non si conosce il nome del futuro primo vaccinato tedesco.
La Germania è però un unicum e tutti gli altri stati del nord e del sud, dell’est e dell’ovest, la rincorrono. La Francia ha proposto un piano di vaccinazione in tre fasi, la prima coinvolgerà ospiti delle case di riposo e dipendenti a rischio, circa un milione di persone da vaccinare a gennaio. A febbraio sarà il turno di cittadini con malattie pregresse e anziani, circa 14 milioni, e durante la primavera si procederà con il resto della popolazione. La Spagna ha ideato una tabella simile e già a gennaio la Comunidad di Madrid spera di vaccinare trecentomila persone. La strategia francese è di Alain Fischer, l’immunologo a cui il governo ha affidato il piano della vaccinazione, e in questo modo, iniziando prima dalle case di riposo, per la Francia sarà secondaria l’istituzione di centri per la vaccinazione di massa. Il problema più grande sarà convincere: i francesi sono tra i più scettici e secondo i sondaggi più il vaccino si avvicina meno i cittadini sono disposti a farsi immunizzare. Secondo l’Economist sarà questo il problema che l’Unione europea dovrà affrontare nei mesi primaverili, quando le dosi saranno probabilmente sufficienti per tutta la popolazione, ma ci saranno poche persone disposte a prenderle. Secondo il settimanale, la diffusione del vaccino potrebbe arrivare in alcuni paesi al 40 per cento, e la percentuale è troppo bassa per raggiungere l’immunità di gregge. In uno dei paesi in cui si è parlato di più di immunità di gregge gli scettici nei confronti del vaccino sono sopra al 50 per cento.
In Europa, tra i paesi membri, sono tutti d’accordo a iniziare da dove il rischio è più alto, o dagli anziani o dal personale sanitario, ma al momento sono i paesi dell’est quelli più indietro e che non hanno una strategia, oltre a non aver allestito dei centri per eseguire le vaccinazioni o per la conservazione: ma questa è una prerogativa tutta tedesca e in alcuni punti della Germania i centri compaiono già sulle mappe di Google. La situazione in Europa non appare omogenea ed è per questo che la Commissione ha insistito molto sul fatto che il vaccino è una buona notizia, ma che bisognerà continuare con il tracciamento e con le misure anticontagio. Mentre i paesi cercano le strategie di comunicazione più corrette per convincere le persone a farsi vaccinare, c’è il timore che i ritardi e lo scetticismo vanificheranno uno degli sforzi più importanti compiuti dall’Unione: assicurare il vaccino a tutti i suoi cittadini.