L’Italia come Orbán sul Mes

Il governo, a causa del M5s, tiene in ostaggio l’Eurozona sul nuovo Trattato che riguarda il completamento dell'Unione bancaria. Proprio come fa Orban con il Recovery. Urge decisione
25 NOV 20
Ultimo aggiornamento: 05:00
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Come Viktor Orbán tiene in ostaggio il Recovery fund dell’Unione europea per la condizionalità sullo stato di diritto, così il Movimento 5 stelle sta tenendo in ostaggio il completamento dell’Unione bancaria della zona euro a causa del Mes.
Per essere più precisi: la riforma del trattato del Meccanismo europeo di stabilità, che gli altri 18 paesi dell’euro sono pronti a firmare dopo un accordo definitivo raggiunto a gennaio 2020, ma che il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri non può paragrafare per l’opposizione grillina. Niente a che vedere con la linea di credito pandemica del Mes, che ha animato le polemiche politiche romane da aprile. Il nuovo trattato serve a permettere al Mes di diventare il backstop pubblico (la rete di sicurezza) del Fondo di risoluzione unico delle banche. Con la crisi provocata dal Covid-19, gli altri stati membri hanno fretta di metterlo in piedi per prepararsi a fronteggiare una montagna di crediti deteriorati (conviene anche all’Italia date le fragilità del suo sistema bancario). E hanno chiesto a Gualtieri di dare una risposta all’Eurogruppo del 30 novembre.
La riforma del Mes è stata oggetto di polemiche politiche nella seconda metà dello scorso anno e da allora la firma dell’Italia è bloccata. Negoziata dal governo Conte I, l’intesa di principio del giugno 2019 è stata rinnegata dalla Lega con una campagna di post verità su ristrutturazione del debito e Cac (clausole di azione collettiva). Il M5s si è accodato facendo le barricate prima contro la riforma del Mes, poi contro la linea di credito pandemica, e non è ancora pronto alla grande retromarcia. Gualtieri vorrebbe firmare. Ma in una riunione di maggioranza ieri ha dovuto promettere un passaggio davanti al Parlamento. La speranza è che un’audizione in commissione basti per poter annunciare all’Eurogruppo la firma. Se non subito, in una riunione a fine gennaio. Ma la mossa è rischiosa: il M5s è davanti a un dilemma. Deve scegliere tra continuare a tenere in ostaggio l’Europa come Orbán oppure ammettere la più dolorosa delle verità per i populisti: sul Mes “ci siamo sbagliati”.