La seconda ondata ha tre parole chiave: test, soldi e mascherine

La Germania ha una rete di laboratori pubblico-privata che serve a non mandare in affanno il sistema dei test: è un bene che ha ereditato e che ha  saputo sfruttare. La Repubblica ceca anche aveva un grande vantaggio a marzo: l’uso capillare delle mascherine, di cui ora non vuol sentir parlare. La Gran Bretagna forse ha trovato un modo per far rispettare i lockdown locali: "Decine di milioni”
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20 OCT 20
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Roma. L’Europa della seconda ondata è diversa da quella della prima, ma non è detto che sia migliore, più organizzata, più cauta, più razionale. Ci sono dei mantra che continuano a essere ripetuti: bisogna proteggersi, bisogna trovare i soldi, bisogna tamponare e tracciare. Tutte queste parole d’ordine, spesso ripetute come fosse la prima volta, tirano fuori reazioni contrastanti. Ognuno ha la sua strategia, la sua stanchezza e la sua linea di compromesso.
I tamponi in Germania. Per aumentare la sua capacità di testare, tamponare e tracciare, la Germania ha deciso di mobilitare tutta la sua rete di laboratori: pubblici e privati. Dopo aver visto la prima ondata, in attesa della seconda, il governo federale ha quadruplicato la capacità di fare test in tutta la nazione e non avrebbe potuto farlo senza chiedere aiuto ai laboratori privati. In un’intervista al Financial Times, il presidente della rete di laboratori Alm ha detto che comunque la nazione partiva avvantaggiata, come è successo anche per il numero dei posti in terapia intensiva: c’era una “situazione speciale in Germania, storicamente abbiamo una rete di laboratori privati sparsi a livello nazionale che lavorano cooperando. Non abbiamo dovuto inventare niente di nuovo”. Circa il 90 per cento dei test (dati Ft) viene effettuato nei laboratori privati. Un’arma importante che a giugno, quando era stato scoperto il focolaio nel Nord Reno Westfalia nei macelli di proprietà della società Tönnies, ha dato l’opportunità di aumentare la rapidità e la capacità di testare: c’era bisogno di 50 mila test in più a settimana. Se la rete di laboratori già esisteva, il governo si è però occupato di espanderla, di renderla più veloce e di fornire a tutti un aiuto finanziario, così i laboratori hanno iniziato a coordinarsi con le strutture sanitarie locali e a rispettare le linee guida dell’Istituto Robert Koch e del ministero della Salute. Se la Germania ha potuto evitare che la necessità di testare creasse, come scrive il giornale britannico, “un collo di bottiglia”, è anche perché c’è stato l’impulso a far sì che pubblico e privato agissero insieme, anche per quanto riguarda gli approvvigionamenti dei reagenti o la manutenzione dei macchinari. L’istituto Koch ha avvertito che sono queste le settimane in cui i laboratori potrebbero avere dei problemi, c’è un aumento della richiesta dei tamponi in tutto il mondo, e questo potrebbe rallentare la fornitura dei reagenti o delle macchine. Ma non c’è motivo secondo il governo di dare la precedenza ai laboratori pubblici: “La nostra esperienza, ha detto il ministro della Salute Spahn, è che nel momento in cui lo stato interferisce in queste catene di approvvigionamento è più un ostacolo che un aiuto”.
Soldi per Manchester. La scorsa settimana il sindaco laburista di Manchester, Andy Burnham, aveva detto che avrebbe combattuto contro le restrizioni che il premier Boris Johnson vuole imporre in alcune zone. Si tratta di un piano a più fasi, che prevede la chiusura delle città più a rischio. Burnham aveva giurato che avrebbe portato avanti la sua battaglia a nome di tutti gli altri sindaci, perché chiudere avrebbe rappresentato un rischio troppo alto per l’economia di Manchester, quindi niente lockdown. Nel fine settimana, il cancelliere dello Scacchiere, Rishi Sunak, che spesso ha rappresentato il buon senso che mancava al governo durante la pandemia, ha detto che “se saranno necessari più soldi” per ottenere un accordo con Burnham, non si dirà di no. Ha detto che è pronto a versare “decine di milioni”. Dopo giorni di guerre e minacce e dopo l’annuncio del cancelliere, il sindaco di Manchester ha ospitato nel suo ufficio Edward Lister, uno dei consiglieri di Johnson. Burnham ha detto che il colloquio è stato costruttivo, ma ancora non c’è un accordo; poi ha scritto al premier e agli altri leader conservatori suggerendo che voleva più di un semplice accordo finanziario per Manchester, e che c’è bisogno di una politica nazionale per sostenere i blocchi locali, piuttosto che negoziare diversi pacchetti regionali. Di fronte alle nuove chiusure, che ovunque saranno più locali che nazionali, i compromessi sembrano essere spesso la chiave di tutto, anche per il ritorno della responsabilità.