Era solo sesso
Dopo aver visto il video dei due ragazzi cinesi che si amano nel camerino di un negozio di abbigliamento a Pechino, diciamo la verità, nessuno entra più in quegli angusti spazi dagli specchi deformanti e le luci soffuse con gli stessi occhi.
19 AGO 20

Dopo aver visto il video dei due ragazzi cinesi che si amano nel camerino di un negozio di abbigliamento a Pechino, diciamo la verità, nessuno entra più in quegli angusti spazi dagli specchi deformanti e le luci soffuse con gli stessi occhi. E’ successo il 15 luglio scorso in un punto vendita della catena Uniqlo, che peraltro è un marchio giapponese, il che rende la notizia ancora più succulenta pure geopoliticamente. I due fidanzatini – perché si amano davvero, lui nel video dice a lei: dimmi che staremo insieme per sempre, mentre tiene in mano il cellulare e riprende un po’ lo specchio un po’ le nudità di lei, e poi però parte il disco registrato del negozio che spiega ai clienti che al piano terra non ci sono i camerini, quindi se hanno bisogno di provare qualcosa devono salire al secondo piano – i due fidanzatini, dicevamo, sono diventati improvvisamente la coppia più famosa di Cina. E non è ancora chiaro come quei 71 secondi di video d’amore nel giro di tre giorni siano viralmente finiti sui computer degli utenti di internet di ogni parte del globo.
Fatto sta che la polizia di Pechino, che sul pudore è intransigente, quando la diffusione del video non si teneva più ha iniziato a investigare e lunedì scorso ha pure arrestato cinque persone. La coppia ha detto di aver girato il filmino ad aprile e di averlo mandato a un amico (sigh) su WeChat – crediamo sia stato lui, che filmava con tanta capacità registica, a inviare il frutto delle sue doti da cameraman all’amico. Ad ogni modo, il passaggio su WeChat fu galeotto perché qualcuno si è impossessato del file, e l’ha piazzato su Weibo, il Twitter cinese.
[**Video_box_2**]I dipendenti di Uniqlo in Cina stanno utilizzando l’ondata di pubblicità gratuita offerta dai due focosi amanti per portare alla luce le loro condizioni di lavoro, con paghe basse e orari folli (qui l'articolo di Qartz). Per Uniqlo è una storia che va avanti da anni. Nel 2011 il settimanale giapponese Shūkan Bunshun pubblicò un’inchiesta firmata dal giornalista Masuo Yokota dal titolo “The Glory and Disgrace of UNIQLO”, denunciando le condizioni di lavoro dei dipendenti nei paesi più poveri dell’Asia. Uniqlo querelò il giornale, e ora la sentenza d’Appello è pendente.
È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio da più di un decennio, scrive soprattutto di Asia orientale, di Giappone e Coree, di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo, ma anche di sicurezza, Difesa e politica internazionale. È autrice della newsletter settimanale Katane, la prima in italiano sull’area dell’Indo-Pacifico, e ha scritto tre libri: "Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l'Asia", “Al cuore dell’Italia. Come Russia e Cina stanno cercando di conquistare il paese” con Valerio Valentini (entrambi per Mondadori), e “Belli da morire. Il lato oscuro del K-pop” (Rizzoli Lizard). È terzo dan di kendo.




