L’Ue sui migranti è in disfacimento
Per ripartire con un piano europeo serve un passo indietro di Merkel
13 AGO 20

Come l’autunno non ha fermato il flusso di rifugiati, al costo di centinaia di morti e conflitti politici dentro l’Unione europea, nemmeno l’inverno ci riuscirà: secondo l’Unhcr, 600 mila migranti si imbarcheranno dalla Turchia verso le isole della Grecia nei prossimi quattro mesi. L’Ue è in disfacimento e la risposta della Commissione si dimostra tragicamente inadeguata. Solo 136 richiedenti asilo sono stati trasferiti da Italia e Grecia verso altri paesi sui 160 mila del programma di ricollocazione. Gli hotspot di Lampedusa e Lesvos sono un colabrodo. I rifugiati non vogliono registrarsi o rifiutano di essere spediti in Lussemburgo. La Grecia non ha le strutture statuali per controllare la sua frontiera. Ma anche l’efficiente Germania non è in grado di gestire 10 mila arrivi al giorno. Tra muri e controlli semi-permanenti alle frontiere, la libera circolazione di Schengen è destinata a scomparire.
In un vertice alla Valletta il 12 novembre, gli altri leader Ue diranno che è colpa di Angela Merkel e della sua politica della porta aperta ai siriani. In privato, la cancelliera ammette di “essere sola”. Ma, come scrive l’Economist, è anche “l’indispensabile europea”. Un modo per aiutarla c’è: “Congelare tutto, dire ai siriani che per ora non c’è più posto, blindare le coste greche, smaltire lo stock di rifugiati esistente e sostituire l’attuale programma di redistribuzione interna all’Ue con il re-insediamento direttamente dalla Turchia”, spiega al Foglio un alto diplomatico europeo. Per trasformare il caos attuale in un’operazione umanitaria organizzata serve tempo. E un piccolo passo indietro di Merkel tanto coraggioso quanto la politica della porta aperta.



