Trump dazia tutti e ora tocca all'Europa

Mattia Ferraresi

New York. La Casa Bianca ha annunciato l’imposizione di dazi su alluminio e acciaio per Unione europea, Messico e Canada a partire da questa notte, in accordo con il piano protezionistico varato da Donald Trump in primavera. Washington aveva imposto tariffe doganali del 25 per cento sulle importazioni di acciaio e del 10 per cento sull’alluminio invocando ragioni di sicurezza nazionale (la proclamazione presidenziale dell’8 marzo dice che le massicce importazioni “diminuiscono la nostra capacità di far fronte ai requisiti produttivi nel caso di un’emergenza nazionale”), ma aveva concesso agli alleati più stretti esenzioni temporanee per negoziare accordi bilaterali, lo schema che s’attaglia di più alla prospettiva nazionalista dell’Amministrazione. Le trattative non sono andate a buon fine.

 

Il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, ha reagito con durezza: "Questo è protezionismo puro e semplice. Gli Stati Uniti ora non ci lasciano altra scelta che procedere con un caso di risoluzione delle controversie all'Organizzazione mondiale del commercio e con l'imposizione di dazi addizionali su un certo numero di importazioni dagli Stati Uniti. Difenderemo gli interessi dell'Unione, nel pieno rispetto del diritto commerciale internazionale". Un'eventuale escalation nella guerra commerciale è vista però con preoccupazione dal settore dal mondo del business dell'acciaio. "Ora non è il momento per una risposta sproporzionata e invitiamo l'Ue a tenerlo a mente", ha commentato alla Bbc il lobbista britannico Ben Digby.

 

Il segretario del commercio americano, Wilbur Ross, ha dichiarato giovedì che i negoziati per estendere o rendere permanenti le esenzioni nell’Unione europea “hanno fatto progressi, ma non abbastanza”, mentre quelli con Canada e Messico per il rinnovo del Nafta, cominciati sotto auspici positivi, sono andati per le lunghe con una serie di dialoghi inconcludenti. La stessa Amministrazione che un giorno annuncia formalmente la fine delle trattative con la Corea del nord e il giorno successivo si risiede al tavolo con gli emissari di Kim Jong-un come se nulla fosse ha fatto sapere che le porte del dialogo non sono chiuse, ma non ha indicato a quali condizioni potrebbe considerare l’esenzione dei dazi. “Vogliamo continuare i negoziati con il Canada e il Messico da una parte, l’Unione europea dall’altra, perché ci sono altri temi che devono essere risolti”, ha detto Ross.

  

L’Unione europea ha già informato la World Trade Organization del suo piano per rispondere ai dazi, uno scudo alle importazioni americane da 7,1 miliardi di dollari che dovrebbe fruttare alla casse europee 1,6 miliardi, mentre i paesi del Nafta non hanno ancora formalizzato le contromisure. La Casa Bianca, che martedì ha annunciato nuove misure anti-cinesi, vanificando la tregua imposta alla guerra commerciale con Pechino, non solo non arretra di fronte alle contromisure europee ma si fa beffe di decisioni che produrranno, secondo Ross, “crescite irrilevanti” dei prezzi per i consumatori americani e “non toccheranno più dell’1 per cento del pil americano”. Sono i nostri partner, sostiene Washington, che pagheranno il prezzo più alto in questa guerra commerciale che Trump sta indirizzando con particolare foga contro la Germania, già al centro delle limitazioni imposte dalla Federal Reserve alle operazioni di Deutsche Bank. Circola in questi giorni una battuta di Trump, ricostruita da fonti europee anonime e riportata dal magazine tedesco Wirtschaftswoche, al presidente francese Emmanuel Macron, in cui avrebbe detto che applicherà le sue politiche commerciali abbastanza a lungo da far sparire tutte le Mercedes da New York. Le compagnie tedesche controllano il 90 per cento del mercato delle auto di lusso in America.

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