Merkel frena lo slancio di Macron

David Carretta

Bruxelles. Dopo l'amore a prima vista, dopo il lungo corteggiamento, dopo il fidanzamento ufficiale, la convivenza si sta rivelando molto più difficile del previsto nella coppia Emmanuel Macron-Angela Merkel. Il presidente francese e la cancelliera tedesca si sono incontrati a Berlino per cercare di trovare una posizione comune sulle riforme di breve periodo della zona euro e mettere a punto una road map per la ristrutturazione di lungo periodo dell'Unione Economica e Monetaria e dell'Unione europea. Nell'anno che è trascorso dalla sua elezione, in Francia Macron ha fatto quel che aveva promesso e si aspettava Merkel: riforma del mercato del lavoro, deficit sotto il 3 per cento, linea dura con il movimento sociale che paralizza il paese opponendosi alla modernizzazione. Nel frattempo, sull'Europa Macron ha atteso con pazienza la cancelliera, le trattative per la formazione della grande coalizione, le settimane per finalizzare un contratto di governo. Il Merkel IV a prima vista è nato sotto i migliori auspici per le ambizioni di Macron nell'Unione europea. Il capitolo “Un nuovo slancio per l'Europa” del contratto tra Cdu e Spd è promettente. Ma la realtà dei fatti lo è molto meno. La cancelliera è tornata a dire che si deve andare con calma, che non ha le mani libere a causa dell'ala destra della Cdu e della legge fondamentale tedesca, che i rischi di un governo populista in Italia impongono prudenza. E con il presidente al fianco, Merkel ha detto che ci sono le idee francesi ma ci sono quelle tedesche, e ha citato quelle di Wolfgang Schäuble, mettendo in chiaro che si lavora insieme ma con calma, e con i riferimenti del passato e del presente giusti.

  

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Per Macron invece il tempo corre e non c'è tempo da perdere perché le elezioni austriache, italiane e ungheresi dimostrano quanto sia reale la minaccia del nazionalismo. Martedì a Strasburgo, davanti all'Europarlamento, il presidente francese ha inviato un messaggio a Merkel che – se letto correttamente – è brutale. “Non è il popolo che ha abbandonato l'idea europea. E' il tradimento dei chierici che la minaccia”, ha detto il presidente francese: “Non voglio appartenere a una generazione di sonnambuli che ha dimenticato il proprio passato e i tormenti del proprio presente. Voglio appartenere a una generazione che avrà deciso di difendere la propria democrazia”.

  

Il discorso di Strasburgo ha alzato l'asticella della rifondazione di Macron. In gioco non c'è più solo la capacità di gestire la prossima crisi finanziaria o la necessità di preservare i contribuenti tedeschi dall'azzardo morale dei governi del Sud. Agli occhi del presidente, la rifondazione dell'Ue è indispensabile per salvare la democrazia liberale europea dalla minaccia populista. I sonnambuli erano i leader che, un secolo fa, avevano portato l'Europa alla Prima Guerra Mondiale perché hanno preferito assecondare l'ondata nazionalista. I chierici di oggi sono quelli che si dicono europeisti, custodi del tempio dell'Ue, che vogliono preservare lo status quo. Tra loro ci sono gli otto paesi guidati dall'Olanda che hanno pubblicato un documento per bloccare preventivamente progressi sull'unione bancaria, il Fondo Monetario Europeo o la capacità di bilancio della zona euro. Ma c'è anche una parte consistente dei cristiano-democratici e dei social-democratici tedeschi. “Non è Macron che può decidere da solo sull'Europa”, ha detto l'eurodeputato della Cdu, Andreas Schwab, subito dopo il discorso di Strasburgo. In un'intervista alla Frankfurted Allgemeine Zeitung, il ministro delle Finanze socialdemocratico, Olaf Scholz, ha avvertito che non tutte le idee di Macron “potranno essere realizzate”. Macron si deve confrontare con la “realtà europea” con un “approccio realistico a ciò che è possibile e cosa no”, spiega al Foglio Mafred Weber, il capogruppo tedesco del Ppe, dicendosi stupito che tutti si “concentrino sulla riforma della zona euro”. La “questione centrale” dopo le elezioni in Italia, Repubblica ceca, Ungheria e Germania deve essere “l'immigrazione”. Secondo Weber, “la riforma della zona euro è necessaria ma non è la priorità” di quest'anno.

   

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Merkel è stata dunque chiamata da Macron a scegliere tra lui e i chierici tedeschi. Una prima risposta è arrivata martedì, durante una riunione del gruppo Cdu-Csu al Bundestag, quando la cancelliera ha presentato le sue proposte per la zona euro: un Eurogruppo Jumbo che comprenda ministri delle Finanze e dell'Economia per favorire la convergenza e le riforme, e un Fondo Monetario Europeo tutto intergovernativo perché altrimenti bisognerebbe modificare i trattati. Sul completamento dell'unione bancaria, e in particolare il meccanismo europeo di garanzia dei depositi su cui è previsto un accordo entro giugno, la Germania frena dietro agli otto paesi: Peter Altmaier, ministro dell'Economia e uomo di fiducia di Merkel, era presente alle riunioni che hanno portato al documento che blocca ogni passo avanti. Merkel potrebbe aver deciso di lavorare alla sua eredità tedesca invece che a quella europea.

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