Il fattore Kosovo

Redazione

L’ingresso della Serbia nell’Unione europea dipende anche dal Kosovo. Se Belgrado sarà disposta a riconoscere l’indipendenza di Pristina, allora entro il 2025 l’Europa la accoglierà nel novero, sempre più nutrito, dei paesi membri, insieme a Montenegro, Macedonia, Albania, Bosnia-Erzegovina e Kosovo, che però, per la Serbia ancora non esiste.

 

C’è un secondo punto fondamentale che potrebbe bloccare l’europeizzazione della nazione balcanica: il rapporto con la Russia. Questa settimana sono accaduti due eventi esemplari che dovrebbero far riflettere Bruxelles sul futuro allargamento a est. Lunedì ci sono stati degli scontri a Mitrovica tra kosovari e minoranza serba. Le autorità locali hanno poi arrestato ed espulso Marko Djuric, capo negoziatore serbo per i rapporti con Pristina, con l’accusa di essersi introdotto illegalmente nei confini nazionali. Martedì sera il partito della minoranza serba ha deciso di abbandonare il governo in segno di protesta e ha chiesto al premier Ramush Haradinaj di dimettersi per aver causato un incidente diplomatico di questa portata. Se i serbi non intendono riconoscere l’indipendenza del Kosovo, l’espulsione di un capo negoziatore accreditato dall’Ue dimostra che l’assenza di atteggiamenti concilianti è reciproca.

 

Chiamato a risolvere la situazione, il presidente serbo, il sedicente europeista Aleksandar Vucic, ha deciso mercoledì di fare una telefonata e ha composto l’unico numero che non avrebbe dovuto comporre se, come dice, vuole fare della Serbia un paese membro dell’Ue. Vucic avrebbe potuto telefonare a un leader europeo, a Jean-Claude Juncker o Federica Mogherini, ma ha chiamato Vladimir Putin. L’alleato storico è tra i pochi che ancora non hanno riconosciuto l’indipendenza che il Kosovo ha proclamato nel 2008. Mentre Vucic cerca di spingere la Serbia nel blocco Ue, chiede consiglio al Cremlino su come affrontare l’inasprimento delle tensioni con Pristina. Il presidente russo non si è mai espresso sulla decisione di Vucic di entrare in Europa e forse questo silenzio è motivato dalla fiducia nei confronti di una nazione da sempre avamposto di Mosca e la telefonata tra i due presidenti dimostra che il possibile, ma non scontato, ingresso di Belgrado nell’Ue non ha motivo di preoccupare il Cremlino, potrebbe anzi essere un’opportunità. Secondo alcuni parlamentari europei, con la Serbia come stato membro, per Mosca destabilizzare l’Europa sarebbe più semplice.

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