Due pessime notizie arrivano dall’attacco dell’Isis in Francia

Daniele Raineri

Roma. Due brutte notizie in arrivo dall’attacco-fotocopia di un terrorista islamico venerdì in Francia. La prima: se ci chiedevamo se per caso si stesse diradando la frequenza degli attentati sul suolo francese (e in generale in Europa) dopo la sconfitta sul campo in medio oriente dello Stato islamico, la risposta è no, non ci sono ancora segnali in questo senso. Se si vanno a guardare le date degli attacchi a partire dalla strage di Parigi nella notte tra il 13 e il 14 novembre 2015 ci sono state tre lunghe pause, una a inizio 2016 di 153 giorni, una tra il 2016 e il 2017 di 158 giorni e infine quella cominciata il primo giorno di ottobre 2017 – il giorno in cui un fanatico uccise a coltellate due ragazze francesi nella stazione di Marsiglia – e finita venerdì, giorno del raid terrorista che ha ucciso tre persone nel sud della Francia, 173 giorni. Sono tre pause quasi uguali, in anni costellati da serie di attacchi sanguinosi, in qualche caso anche due nello stesso mese. Insomma, quest’ultima pausa è stata appena più lunga di 15 giorni dell’ultimo grande intervallo, troppo poco per dire che ci sono meno fanatici in giro o che il pericolo comincia a scemare. In passato questi periodi di relativa calma sono stati spezzati da due o più attentati di seguito. Il numero dei potenziali terroristi che i servizi segreti francesi hanno etichettato con la Fiche S per la loro pericolosità è troppo alto e non è possibile tenere tutti sotto sorveglianza. Il caso di Redouane Lakdim, lo stragista di venerdì, sembra un profilo da manuale: 26 anni, vive a casa con i suoi, piccoli precedenti penali per droga, forse è stato in Siria ma non è possibile stabilirlo con certezza, attivissimo sui social media frequentati dai salafiti, incarcerato e liberato nel 2016 per un reato non ancora confermato dai giornali francesi, era stato appunto segnalato come individuo pericoloso dall’intelligence. Il che non gli ha impedito di procurarsi una pistola 9 mm e venerdì mattina, dopo avere accompagnato la sorella minore a scuola, di cominciare un raid tra Carcassonne e Trèbes, vicino Tolosa (la città di Mohammed Merah, lo stragista dell’asilo ebraico nel 2012 che i jihadisti francesi considerano un modello da seguire).

 

La seconda brutta notizia è che Lakdim dopo avere ucciso una persona, avere rubato un’auto, sparato ad alcuni poliziotti e aver preso un supermercato in ostaggio ha chiesto la liberazione di Salah Abdeslam, il ventottenne belga che faceva parte del gruppo di fuoco del massacro di Parigi. Abdeslam, che il suo avvocato ha definito “più stupido di un posacenere”, ha scelto la linea della resistenza simbolica al processo di Bruxelles che è appena cominciato e i propagandisti dello Stato islamico – che per quasi due anni dopo la cattura nel marzo 2016 lo hanno snobbato perché temevano che avesse parlato con gli inquirenti – a partire dall’8 febbraio lo hanno subito trasformato in un eroe. “Nostro fratello”, lo chiamano adesso. Ecco, come Lakdim venerdì è stato la prova che i servizi non riescono fisicamente a tenere d’occhio tutti, Abdeslam è il simbolo che i processi ai terroristi dello Stato islamico rischiano di diventare dei grandi show sfruttabili dalla propaganda islamista. I trasferimenti del terrorista tra Belgio e Francia sono stati fatti a bordo di un elicottero perché il tragitto via terra è stato considerato “troppo pericoloso”. Il suo caso continuerà a essere un magnete per i fanatici europei. Questo spiega perché il governo di Parigi nel 2017 ha inviato un contingente di forze speciali in Iraq con una lista di trenta individui francesi definiti “bersagli di grande importanza” da consegnare alle forze antiterrorismo irachene nella speranza che fossero uccisi prima che in qualche modo riuscissero a rientrare in Europa. I volontari francesi formano il contingente europeo dello Stato islamico più grande, di circa mille individui – e forse l’attentatore di Trèbes è uno di loro. 

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