Le relazioni pericolose con la Corea del nord

Mentre Renzi e la presidente sudcoreana al G20 discutevano della minaccia nucleare della Corea del Nord e Kim Jong-un sparava missili, due senatori italiani facevano diplomazia turistica borderline. Aggiungendo qualche gaffe in Mongolia
8 SET 16
Ultimo aggiornamento: 16:50 | 12 AGO 20
Immagine di Le relazioni pericolose con la Corea del nord
Durante l’ultimo G20 che si è tenuto in Cina, a Hangzhou, uno dei pochi vertici bilaterali del primo ministro Matteo Renzi è stato quello con la presidente sudcoreana Park Geun-hye. La stampa coreana ha dato molto risalto alla conversazione tra i due leader, avvenuta il 5 settembre scorso. Si legge su Korea.net: “I due leader si sono scambiati opinioni per migliorare i rapporti bilaterali e la cooperazione sulle questioni che coinvolgono la penisola coreana”. L’Italia, si legge nella nota, condivide le posizioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu riguardo i problemi legati alla Corea del nord e “la presidente Park ha esortato Roma a cooperare strettamente con Seul e a partecipare attivamente agli sforzi della comunità internazionale per bloccare le ambizioni di Pyongyang nello sviluppo di armi nucleari”. Oltre al business, quindi, oggetto della conversazione tra i due leader è stata la Corea del nord. Il motivo è che in questo periodo di particolare isolamento di Pyongyang, con le sanzioni sempre più dure della comunità internazionale e la serie di “defezioni” eccellenti cui è stato dato molto risalto dalla stampa, la macchina della propaganda nordcoreana è tornata ai suoi massimi livelli. Lo stesso giorno del bilaterale tra Renzi e la Park, la Corea del nord ha testato con successo tre missili balistici, nel tentativo di mostrare i muscoli di fronte ai grandi del mondo (il test, secondo l’agenzia di stampa nordcoreana, è stato portato a termine sotto la supervisione diretta del leader Kim Jong-un). Il 23 agosto scorso la Corea del nord aveva testato con successo un missile balistico lanciato da un sottomarino. Gli ultimi due test sono stati eseguiti senza un avviso preventivo, e i missili sono stati lanciati all’interno della zona di identificazione aerea nipponica nel Mar del Giappone – quindi, tecnicamente, in acque giapponesi. Tal Inbar, a capo della ricerca spaziale del Fisher Institute, ha scritto su NK News che il missile Rodong testato con successo da Pyongyang il 5 settembre scorso è del tutto simile a quello mostrato dall’Iran nel 2010, “il che suggerisce uno scambio di tecnologie tra i paesi”.
La questione nordcoreana continua a essere inspiegabilmente sottovalutata in occidente. Talmente sottovalutata che si presta facilmente a storpiature diplomatiche, a strumentali interpretazioni e a messaggi incoerenti. Il paese più isolato del mondo, guidato da un giovane e buffo leader, resta la terra di nessuno in cui stampa e politica sbagliano spesso, senza alcuna conseguenza immediata. Il presidente Barack Obama, durante il suo viaggio in Laos, ha condannato l’ennesimo test missilistico nordcoreano, il Consiglio di sicurezza dell’Onu in una nota ha fatto sapere di valutare altre “misure” sanzionatorie, il Giappone di Shinzo Abe ha domandato nuove misure per contrastare un pericolo definito “reale”. Eppure, mentre Matteo Renzi e Park Geun-hye s’incontravano in Cina e stabilivano la necessità di fermare la nuclearizzazione della penisola coreana, due senatori della Repubblica italiana, Antonio Razzi (Pdl) e Bartolomeo Pepe (ex M5s ora Gruppo misto) avevano appena lasciato il territorio nordcoreano.
Concluso il viaggio in Corea del nord, la delegazione si è recata in Mongolia. L'ambasciatore di Ulan Bator in Italia, Shijeekhuu Odonbaatar, è stato nominato da pochi mesi e nel giugno scorso ha visitato l’Abruzzo in compagnia di Razzi. La Mongolia è uno dei paesi asiatici più ricchi di materie prime e con una crescita economica notevole. E, soprattutto, non è soggetta a sanzioni internazionali a differenza della Corea del nord. Dunque una delegazione parlamentare italiana a Ulan Bator è carica di opportunità per il nostro paese, di sicuro migliori rispetto a visite in luoghi al centro di controversie internazionali. Se non fosse che il senatore Bartolomeo Pepe, postando sulla sua pagina Facebook una fotografia della delegazione in Mongolia, ha voluto commentare pure le più vicine e ben note vicende dell’amministrazione romana. E alla domanda di un utente: “Non puoi chiedere se hanno bisogno di qualche sindaco da quelle parti ???”, ha risposto: “Mi dicono che a mongoloidi sono già coperti”. Come dire, la diplomazia al potere.