Come il contagio cambierà i trasporti
Metro, autobus, treni e il rischio che corrono le infrastrutture

(foto LaPresse)
Roma. “Milano con la sua metro vuota non posso vederla e non voglio vederla”. Neppure Pierluigi Coppola, docente di Trasporti al Politecnico, riesce a immaginarsi la città senza sottosuolo, il tunnel come ricchezza. E’ vero che bisogna adesso pensare a come uscire dall’emergenza sanitaria, ma solo ragionando sui trasporti si potrà scongiurare il prossimo contagio. Il sindaco, Giuseppe Sala, ha già annunciato che il futuro non potrà che essere a distanza necessaria e più lento. Al contrario di come pensano gli stolti della decrescita quelli del “mai in Lombardia l’aria è stata più pulita”, quando ci sarà la ripartenza (graduale), il rischio è il ritorno all’automobile come destino, l’abitacolo come camera immune.
A Milano, dove la metropolitana è identità speciale, nell’ultimo anno sono saliti a bordo 789 milioni di passeggeri e i ricavi sono stati pari a un miliardo di euro. Abbiamo chiesto alla società Atm in che modo sarà possibile muoversi dopo il lockdown, ma per il momento ha preferito non rispondere. “E’ chiaro che la più sensibile al tema rimane Milano, ma dobbiamo pensare anche a Roma e alle società di trasporto pubblico. Le perdite economiche saranno spaventose” dice Coppola, un napoletano che vuole essere fiducioso e che aggiunge: “Sarà un argomento che interrogherà tutti”. Salvarle dunque, ma come? Tra gli esperti di trasporti, molti sono quelli che temono, anzi, parlano di interventi (e massicci) di stato. Insomma, si fa largo “il modello Alitalia” esteso non più al cielo, ma alla terra. Nella Capitale, il numero dei passeggeri, da quando è esplosa l’epidemia, è diminuito del novanta per cento ma l’Atac è un paese di dipendenti che va stipendiato: 11.261. “Anche io mi chiedo come si riuscirà a coniugare restrizioni ed economia” ragiona Coppola, preoccupato dai cali che stanno registrando società ferroviarie che hanno stimolato la buona concorrenza. E’ il caso di Ntv che compete con Trenitalia.
Per Ennio Cascetta, presidente di Metropolitana Napoli e professore di Pianificazione dei sistemi di trasporto all’università Federico II, precedenti, come si ripete fino alla noia, non ne abbiamo, ma sappiamo che in Giappone (pensate) ci sono funzionari addetti alla spinta. Vale a dire? “Hanno dei guanti e spingono, o meglio spingevano, i passeggeri dentro la metropolitana. Oggi fanno venire i brividi”. Tra tutti i mezzi di trasporto, la metropolitana è per eccellenza quella dove i corpi si confondono e si avvicinano anche in maniera imbarazzante, ma per questo basta leggere gli etnologi (nel metrò). “Nelle metropolitane si potrebbe contingentare l’accesso all’entrata della stazione. Così si ridurrebbero i passeggeri in banchina. Più difficile sarà farlo per gli autobus” crede Cascetta. In pratica, bisognerà programmare anche il percorso Loreto-San Babila? “Per mesi sarà così”. Prima dell’epidemia, per ogni carrozza il rapporto era quattro persone ogni metro quadrato. La capacità era diecimila persone ogni ora. Da domani, con le regole del distanziamento sociale, si riduce a 2.500.
Connessi e in casa ad attendere buste e pacchi, in strada, si prevede così la rivincita della gomma che andrà evitata. Ma se problematico sarà gestire gli ingressi delle metropolitane ancora più complesso sarà far rispettare le norme sugli autobus. Quando si raggiungerà la capienza massima su un bus? Chi deve verificarla? L’autista? “Oppure un vigile a ogni fermata?” si chiede Cascetta che non offre soluzioni, ma che aggiunge altre domande. Quando, e speriamo presto, si potrà discutere di riaprire senza passare per irresponsabili, ci sarà da salvaguardare quelle poche infrastrutture che hanno permesso la mobilità e avvicinato nord e sud. Il riflesso condizionato, e le esigenze di bilancio, porteranno inevitabilmente a rimettere in discussione grandi opere. Non parliamo di quelle già divisive. “Ci aspetta un periodo in cui, temo, si taglieranno le spese per infrastrutture” profetizza Coppola. Dato che in queste ore l’emergenza esaspera populismi e retorica, è quasi certo che si dirà “i soldi della Tav per ospedali”. Ed è verissimo che ci serve denaro, ma sono piani separati. E’ grazie alle infrastrutture se le merci continuano ad arrivare, è grazie ai porti che gli scambi continuano. Conclude Coppola: “Non va dimenticato. Così come va ripetuto che l’Italia non può solo muoversi in automobile”. E neppure non muoversi per niente. “Naturalmente. Abbiamo il dovere di essere ottimisti, ma il mio consiglio è: concentriamoci sulle cure, sui vaccini e non accontentiamoci, o non condanniamoci, a vivere una esistenza di divieti”.
Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio
