Il mio Ulisse in musica, spinto dalla curiosità di sentire il canto delle sirene

 Ulisse, di fronte allo spettacolo dei compagni felici e immemori sull'isola dei Lotofagi, reagisce con violenza: li carica a forza sulla nave e li obbliga a riprendere il viaggio. “Nessuno dimentichi mai il passato, la terra e la lingua natia!”. "La lettura di questo folgorante episodio, anni fa, mi infervorò, mi fece innamorare di Ulisse a tal punto di volerne fare un’opera musicale", scrive il compositore

31 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 08:38
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Lo scorso novembre, con Fondazione Musica per Roma abbiamo deciso di riprendere lo spettacolo “Viaggi di Ulisse”, uno spettacolo che ho scritto e realizzato nel 2011 per il Ravenna Festival. Lo riprendiamo per una breve tournée a Creta, Monopoli, Ravenna e Roma. Quando abbiamo preso questa decisione non era ancora di tendenza l’Odissea, il mito di Ulisse divenuto ora di moda grazie al film sontuoso e bello di Christopher Nolan uscito quest’estate. Ma in realtà, dire che Ulisse è di moda è riduttivo: la moda, per definizione, passa, è effimera. Ulisse è un personaggio conosciuto e amato da ben più di due millenni, a tutte le latitudini. Ulisse è personaggio che ha ispirato diversi musicisti: da Monteverdi a Scarlatti, da Dallapiccola, a Lucio Dalla.
Ulisse è un personaggio dalle molte facce. Politropos, lo chiama Omero, “dal multiforme ingegno” secondo la celebre traduzione di Pindemonte. Ulisse è un eroe e nello stesso tempo un disertore che prova a farsi scartare dall’arruolamento nell’esercito, fingendosi pazzo. Ulisse è il patriarca del focolare, amante della moglie Penelope, del figlio Telemaco, del cane Argo. Nello stesso tempo, è anche il viaggiatore che coltiva la sua voglia di conoscenza dell’uomo. E della donna, ché nel peregrinare non si sottrae certo a imprese erotiche.
Ulisse è anche personaggio archetipo della coscienza umanistica. Il libro IX dell’Odissea contiene il meraviglioso episodio dell’isola dei Lotofagi – i mangiatori di loto. Il loto citato nell’Odissea è un’erba che rende felici, innocui, giocondi. Possiamo facilmente capire a quale erba contemporanea possiamo paragonarla. I marinai di Ulisse, scesi in avanscoperta a esplorare l’isola dei Lotofagi, vengono accolti dai pacifici indigeni che danno loro da masticare le foglie di loto. Masticando masticando, i marinai si inebriano, si inebetiscono e si sentono felici perché perdono la memoria: cancellata Itaca, la patria, la lingua natia; cancellati perfino i compagni di viaggio rimasti sulla nave. Ulisse, di fronte allo spettacolo dei compagni felici e immemori, reagisce con violenza: li carica a forza sulla nave e li obbliga a riprendere il viaggio. “Nessuno dimentichi mai il passato, la terra e la lingua natia!”. Ecco, la lettura di questo folgorante episodio, anni fa, mi infervorò, mi fece innamorare di Ulisse a tal punto di volerne fare un’opera musicale. Mi confidai con l’amico Milo Manara e ci trovammo ben sintonizzati nello scegliere la virtù che più ci piace del “nostro” Ulisse: la curiosità. Egli rischia la vita non solo per sopravvivere, ma anche spinto dalla curiosità di sentire il canto delle sirene, di guardare da vicino un ciclope, o di navigare oltre le colonne d’Ercole. Nelle tavole di che Manara ha disegnato, Ulisse ha lo sguardo di Pierpaolo Pasolini, grande Ulisse del Novecento. Poi, con i contributi in video di sette grandi attori, ho realizzato “Viaggi di Ulisse”, lo spettacolo che a dicembre rivedrà la luce della scena, dopo un breve letargo.