I tesori del camminare

Le terme romane a Pian della Carlotta, il litorare tra Santa Severa e Marina di Cerveteri, la palude di Torre Flavia. La settima tappa del vagar per vulcani di Marco Pastonesi
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7 FEB 22
Immagine di I tesori del camminare

illustrazione di Federico Gemma

Il Cammino dei vulcani ricomincia dalla settima tappa, ricomincia da Pian della Carlotta a Torre Flavia, e ricomincia da tre tesori.
Il primo tesoro è il più sorprendente: proprio a Pian della Carlotta. Antiche terme romane, citate dallo storico greco Strabone e dallo scrittore romano Tito Livio (tutti e due a cavallo dell’anno zero) e dal medico scrittore Celio Aureliano (V secolo d.C.), poi scomparse e dimenticate. Il ritrovamento è fiabesco. Una trentina di anni fa l’insegnante romano Settimio Cecconi portò i suoi studenti a camminare e campeggiare da queste parti. Qui riscoprì il sito e lo segnalò alla Sovrintendenza, che spedì archeologi e addetti. Ne emersero vasche e stanze. Oggi se ne occupa il Gatc (Gruppo archeologico territorio cerite), ma la mancanza di fondi ha bloccato i lavori. Dall’esterno si possono ammirare i resti e immaginare la ricchezza quando, parole di Strabone, “erano così famose da essere più popolate della stessa Cere”.
Il secondo tesoro è il più segreto: da Santa Severa a Marina di Cerveteri lungo la costa. Ufficialmente non è possibile: è zona militare. Ma per questa prima del Cammino dei vulcani è stata concessa l’autorizzazione indispensabile per camminare sulla sabbia, sulla spiaggia o sulla battigia. Un privilegio raro. Una decina di chilometri, perdipiù battuti dallo scirocco (dunque vento in faccia), affondando e arrancando fra tutto quello consegnato e depositato dalle onde: conchiglie, legni, sassi, ma anche galleggianti, corde, bottiglie. Ogni anno, di solito prima dell’estate, i guardaparchi organizzano una pulizia della spiaggia con decine di volontari che raccolgono plastica e vetro a quintali, poi finalmente smaltiti e riciclati.
Il terzo tesoro è il più affettuoso: la palude di Torre Flavia (l’illustrazione è di Federico Gemma). Quarantatrè ettari, verso il mare, tra Ladispoli e Cerveteri, è stata dichiarata monumento naturale. E’ una zona protetta, perché dà protezione a uccelli e anfibi, rettili e mammiferi, più di 220 specie. Che qui se la godono, soprattutto perché a prendersi cura di questa oasi sono i bambini. Sono loro a pulire la spiaggia, sono loro a curare i sentieri, sono loro a scrivere i cartelli, sono loro a partecipare alle visite scolastiche, sono loro a ricordarci come bisogna comportarsi. Due giorni fa, per i 25 anni dell’istituzione a monumento naturale e in occasione della Giornata internazonale delle zone umide, qui si è fatto festa. Nel massimo rispetto per la natura e i suoi abitanti.
Qui potete leggere la prima puntata del viaggio di Marco Pastonesi – la seconda – la terza – la quarta – la quinta – la sesta – qui l'intervista a Toni Demuro che presenta il progetto "ANDante"