È venerdì: si sciopera! A Milano come a Roma, i trasporti in protesta "contro tutto"

Dalla Capitale al capoluogo lombardo, alcune sigle e comitati di base promuovono l'agitazione "contro la guerra, le discriminazioni sanitarie e d’opinione, ogni forma di licenziamento, le politiche del governo Draghi e dell’Ue, il jobs act e la Fornero"
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17 JUN 22
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(Foto di Ansa)&nbsp;<br />

Venerdì 17 giugno non è solo la combinazione tra il giorno e il numero più spaventosi per i superstiziosi ma anche la data dell'ennesimo sciopero. Se a Roma gli scioperi del venerdì sono un grande classico, questa volta l'agitazione, proclamata dalle sigle sindacali Al Cobas, Cub Pi, Fao, Lmo, Sgc, Slaiprolcobas e Soa coinvolge tutt'Italia, persino la laboriosa Milano, e quasi tutti i settori della mobilità: come riporta il ministero delle infrastrutture ci potrebbero essere disagi per quanto riguarda i treni, il trasporto pubblico locale, i collegamenti marittimi con le isole e le autostrade.
Certo, nel capoluogo lombardo, al momento, non si registra nessun rallentamento, come conferma l'azienda di trasporto pubblico locale Atm.
Il settore ferroviario, che ha già subito dei ritardi dalle 21 di ieri, è quello più a rischio. L’agitazione sindacale, spiega il gruppo Fs Italiane, "può comportare modifiche al servizio anche prima dell’inizio e dopo la sua conclusione". Esclusi da queste problematiche le Frecce e gli Intercity che circoleranno regolarmente. Saranno inoltre garantiti anche i collegamenti dei treni regionali nelle fasce pendolari (6.00-9.00 e 18.00-21.00). Trenord avvisa che lo sciopero non dovrebbe impattare particolarmente sulla circolazione dei treni. "Potranno verificarsi sporadiche cancellazioni di treni che saranno tempestivamente comunicate".
Ma qual è il motivo dello sciopero? Si protesta "contro la guerra; per il rispetto della Costituzione italiana e per l’eliminazione di ogni discriminazione sanitaria e d’opinione; contro ogni forma di licenziamento, per la sicurezza sul lavoro e per un salario minimo intercategoriale; contro le politiche del governo Draghi e dell’Unione Europea, rivolte a scaricare la crisi e gli stati emergenziali sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori; contro delocalizzazioni, privatizzazioni e contro la liberalizzazione dei subappalti e gli sfratti; contro i rincari speculativi dei prezzi; contro ogni uso strumentale dello stato d’emergenza; contro ogni forma di limitazione del diritto di sciopero; contro il 'jobs act' e la legge Fornero". Solo non si vedono i due liocorni.
Pare difficile immaginare che proteste di questo tipo possano cambiare le carte in tavola: forse è più semplice pensare che rendano ancora più insofferenti i lavoratori e i pendolari alle prese con l'ennesimo disagio. Sempre che alla mobilitazione aderisca un numero di persone sufficiente a provocarli davvero, quei disagi.