Maschi femministi o sottotono, vittimismi e qualche pettegolezzo dalla Mostra di Venezia

Dopo Il maschio pentito di Nicolas Pariser, i soli maschi d'interesse in laguna erano Martin McDonagh, regista di “Wild Horse Nine” e i suoi attori John Malkovich e Sam Rockwell

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(Foto Ansa)

Sul finale della Mostra di Venezia – si chiude sabato con la cerimonia di premiazione per il Leone d’oro, officiata da Greta Scarano e Nicola Maupas – abbiamo avuto anche il maschio femminista. Tipo umano che sugli schermi del cinema festivaliero in effetti mancava. Fuori dal cinema, se ne favoleggiava l’esistenza senza che nessuno sia mai riuscito a catturarne un esemplare.
Invece eccolo, il maschio pentito. Nel film di Nicolas Pariser “Un peu avant minuit”, presentato in concorso e annunciato dappertutto con una fotografia di Chiara Mastroianni e Melvil Poupaud. Lo spettatore pensa che li vedrà entrambi sullo schermo. Invece vede solo il giovanotto cinquantenne, Chiara Mastroianni si mostrerà solo negli ultimi cinque minuti del film. Fratellastri, son figli dello stesso padre piuttosto farfallone, ma non si sono mai visti. Ora il genitore è morto, c’è da aprire il testamento del genitore. In Italia: ciottoli stradine ristoranti e tutto l’armamentario.
Si comincia a Parigi, si direbbe sull’orlo della guerra civile. Polizia ovunque, a piedi o sulle camionette. Fumogeni e manganelli. Il cinquantenne va a trovare i vecchi amici – in verità, soprattutto le vecchie amiche e morose che orbitavano attorno al giornale dove lavorava. Vuole farsi raccontare da loro se in gioventù si era comportato da maschio predatore. Nessuna gli dice quanto è noioso, e probabilmente già lo era a vent’anni. Chiacchierano e chiacchierano, camminando. Da qualche parte del mondo, Aaron Sorkin e il suo “walk and talk” meditano il suicidio.
L’abbiamo già detto, lo ripetiamo. Alla Mostra di Venezia quest’anno i soli maschi degni di interesse erano Martin McDonagh, regista di “Wild Horse Nine” (ere sul tappeto rosso con la fidanzata Phoebe Waller-Bridge, che ha scritto la serie “Fleabag”, sacco di pulci) e i suoi attori John Malkovich e Sam Rockwell. Due agenti della Cia che passano qualche giorno sull’Isola di Pasqua. In vacanza. Ne ha bisogno Malkovich che ha un principio di Alzheimer, quindi spiffera i segreti dell’agenzia alle ragazze carine che incontra. L’idea dell’isola con le statue è stata sua, ma non gli piace più. Forse non se la ricorda più. Intanto ammira i cavalli che sull’isola girano liberi.
Per il resto, sinceramente, non c’erano grandi esemplari maschili. Louis Garrell aveva il motore al minimo nel film di Nanni Moretti “Succederà questa notte”, perdutamente innamorato di Jasmine Trinca. E’ cinema, bisogna sospendere l’incredulità. Ma certe volte viene proprio difficile. Perché poi, saranno passati due giorni, Jasmine Trinca era anche nel film di Paolo Strippoli “L’estranea”. Maritata all’attore Adriano Giannini, che ieri mattina abbiamo visto prigioniero nelle galere argentine sotto Videla: il film era “Back to Buenos Aires”, regista Marco Bechis. Il modello Luca Marinelli – in “The Echo Chambers”, regia di Andrea Pallaoro da una sceneggiatura inedita di Bernardo Bertolucci – lo sconsigliamo a chiunque. Sta solo in una stanza, fa il produttore musicale, si droga, vuole fare un album con Susan Sarandon. L’attrice, poverina, ha detto in conferenza stampa che non la fanno lavorare perché sostiene la causa palestinese.
La causa c’è, da decenni, e finché i palestinesi non saranno capaci di formare uno stato, la soluzione sarà difficile. Ma guai a dirlo: è sempre agli israeliani che tocca la parte dei cattivi. In “Naza” parlano nel buio una ventina di soldati che protetti dall’anonimato raccontano operazioni a Gaza. I telefoni dei sostenitori di Hamas sono stati hackerati, evidentemente sono tutti padri di famiglia che tornano ogni notte a dormire a casa.
“Naza” sta per vittime collaterali, inevitabili in una guerra in cui i responsabili del 7 ottobre hanno famiglia e stanno tra la gente. 25 minuti di applausi, sta scritto su tutti i giornali e lo hanno detto anche in tv. Resta imbattuto il record del ragionier Fantozzi, celebrato con 92 minuti di applausi per il suo giudizio – non lusinghiero, al cineclub aziendale – sulla “Corazzata Potemkin”.
La pattuglia italiana del concorso – a parte gli intrecci incestuosi tra gli attori di un film e dell’altro – ha dato speranze per il futuro con il film di Paolo Strippoli, “L’estranea”. Un horror – il regista rifiuta l’etichetta, però c’è una presenza malvagia e i membri della famiglia si fanno male e poi muoiono – ambientato sotto il sole di Puglia. Il clima peggiora solo quando la figlia piccola è diventata grande, ha preso le distanze, e sta a Roma sotto l’inondazione – troppa acqua, per non essere purificatrice.
Il male ha i lineamenti di Valeria Bruni Tedeschi, e un impermeabile che la fa somigliare alla bionda misteriosa che si aggira dietro le quinte al Fitzgerald Theater di Kansas City. Dove si registra una puntata del programma radiofonico “A Prairie Home Companion”, nel film di Robert Altman “Radio America”. Una femme fatale di nome Asfodelo, la pianta dei defunti che secondo la mitologia greca sta nell’Ade.
Non facciamo ipotesi su chi la giuria, presieduta da Maggie Gyllenhaal, vorrà premiare. Abbiamo visto il suo film da regista – la variazione su Frankenstein “Bride!” – e siamo ancora perplessi. I pettegolezzi dicono che abbia apprezzato “Succederà questa notte” di Nanni Moretti.