Cinema
Venezia 2026 •
Il cinema italiano attinge ai libri, quello israeliano sceglie ancora Gaza
“Scherzetto” di Martone, oggi nelle sale, si regge su un giovanissimo protagonista, mentre “Naza” di Abraham e Szor racconta le vittime "collaterali"
11 SET 26

Foto ANSA
Il cinema italiano a Venezia trova nei libri trame e idee. L’altro giorno abbiamo visto “Il fuoco che ti porti dentro”, diretto da Edoardo De Angelis e tratto dal romanzo di Antonio Franchini (editore Marsilio). Memoir, o romanzo autobiografico, verrebbe da dire se leggiamo i segnali che il libro manda: dal riferimento a “mia madre” (nell’attacco irresistibile: “Mia madre puzza”) al mestiere di editor del figliolo. Dall’inizio della Mostra, nelle varie sezioni, c’erano “La ragazza con la Leica” su Gerda Taro: la regista Alina Marazzi ha preso spunto dal romanzo di Helena Janeczek. “La città dei vivi” è tratto dal libro con lo stesso titolo di Nicola Lagioia. “Look Back” di Hirokazu Kore’eda viene dal manga di Tatsuki Fujimoto. “Succederà questa notte” di Nanni Moretti adatta spunti presi da “Legàmi” dell’israeliano Eshkol Nevo.
“Scherzetto” di Mario Martone, fuori concorso, porta sullo schermo il racconto di Domenico Starnone con lo stesso titolo (Einaudi). Un illustratore di 70 anni che vive a Milano va a trovare a Napoli il nipote di 5 anni. Si presta come babysitter per tre giorni, i genitori devono partire. Che sarà mai? pensa il nonno che da anni vive in solitudine – fa l’illustratore. Il cinquenne è molto sveglio, parla con proprietà di linguaggio, e ha un suo gusto per gli scherzi, non sempre innocenti. Il piccolo attore Lorenzo Perrotta è bravissimo, regge il film. Chi esce dalla sala dicendo “quanto è bravo Servillo” dà l’impressione di aver visto un’altra storia. Il cinquenne occhialuto occupa tutto lo spazio, non è mai lezioso e neanche sembra aver imparato una parte a memoria: punta su una naturale dispettosità. E ha una faccetta da schiaffi che non riesce a essere antipatica. Alla Mostra fa un passaggio di cortesia, esce oggi nelle sale.
Il 7 settembre scorso, l’arrivo al Lido di una barca targata Global Sumud Flotilla – organizzata dal collettivo di artisti Venice4Palestine – è stato accolto senza particolare clamore. Oggi pomeriggio, secondo il comunicato che prevede la manifestazione per le 18.30 dell’11 settembre, decine di aquiloni per Gaza voleranno sulla spiaggia, davanti all’Excelsior e al Palazzo del Cinema – tempo permettendo, la svolta stagionale dopo il grande caldo ha portato pioggia. Organizza la Global Sumud Veneto.
Ieri abbiamo visto “Naza”, il documentario scritto e diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor – i registi israeliani di “No Other Land” che raccontava la lotta degli abitanti di Masafer Yatta, in Cisgiordania, decisi a difendere il loro villaggio, destinato a diventare un poligono di tiro dell’esercito israeliano. Grande commozione e premio Oscar per il documentario, i militari hanno sempre torto. Possibile che non abbiano ancora capito che nei cannoni ci vanno i fiori? Inquadratura quasi fissa su due teste parlanti nel buio, sullo sfondo le luci e i grattacieli e il traffico di Tel Aviv, “Naza” fa notare l’alto numero di civili vittime degli attacchi israeliani a Gaza. Mostra come i telefoni dei sospetti membri di Hamas vengano hackerati, cosicché i militari dell’Idf possano ascoltare le conversazioni sospette, e spesso colpire i bersagli quando sono a casa loro. Con i familiari. “Naza” sta per vittime “collaterali”.
Non ci sono nomi, neanche delle vittime – i soldati ovviamente sono protetti dall’anonimato. La mano che traccia i disegni, per meglio chiarire la dinamica degli attacchi che – dicono di continuo – “colgono le persone nel sonno”, pare sempre la stessa. Intanto vediamo appartamenti schermati dalle tende, con effetto “finestra sul cortile”. Lo spettatore pensa all’intimità violata, non al massacro del 7 ottobre.