Cinema
VENEZIA 2026 •
“L’estranea”, versione riuscita della “Zampa di scimmia”
Strippoli firma un bell’horror alla luce del sole, Zizek sbeffeggia “I dimenticati”. Per capire cosa succede nel mondo, fuori dai cineclub, converrebbe ogni tanto guardare agli incassi dei film che non andiamo a vedere
8 SET 26

Paolo Strippoli con il cast del L'estranea (Foto Ansa)
Che fare con il vicino che con tutto il fiato fischia e impreca contro un bel film in concorso? Affrontarlo? Zittirlo? Sperare che non abbia incarichi in una civica scuola di cinema, o all’università? Tante volte l’urlo di protesta tenta anche noi. Ma i dissidenti contro Paolo Strippoli e il suo film “L’estranea” sono gli stessi che hanno applaudito “The Echo Chamber”, il Bernardo Bertolucci postumo diretto da Andrea Pallaoro. Mai sentito nominare? Capita, certi registi premiati ai festival poi fanno fuggire gli spettatori.
“L’estranea” era l’unico film di genere in concorso – ma il regista non vuole l’etichetta, che peraltro vale anche per Quentin Tarantino e Dario Argento. L’orrore non è ancora sdoganato come il western. Per i brontoloni: erano “di paura” i film dei giovani registi trionfanti quest’estate: “Backrooms” di Kane Parsons ha incassato nel mondo 394 milioni di dollari, e “Obsession” di Curry Barker più di 500. Se vi sta a cuore il destino delle sale, e del cinema in generale, conviene dargli un’occhiata. Per capire cosa succede nel mondo, fuori dai cineclub.
Paolo Strippoli propone una sua versione del racconto più spaventoso di tutti (lo scrive Stephen King in “Dance Macabre”). Il classico intramontabile intitolato “La zampa di scimmia”. Non ci sono scimmie, nella bella casa del sud. Il regista rifiuta l’etichetta horror, perché conosce il mondo del cinema italiano. Ma è difficile farlo passare come la storia di una famiglia borghese che festeggia il successo della propria boutique.
Il padre Adriano Giannini, la madre Jasmine Trinca, e due figli. Alice, quando la vediamo da grande, è Romana Maggiora Vergano, sempre bravissima. Alice da piccola era alla vigilia di un provino in tv, quando il cane di casa le maciulla la gamba. Mamma Anna la affida a una misteriosa signora con l’impermeabile, incontrata nella cappella dell’ospedale. E’ disposta a tutto: uno quei momenti in cui il diavolo – o chissà chi – ti ruba l’anima. Una bambina risanata, in cambio del figlio maschio che era sportivo, e ora ingrassa e ingrassa. Altra chiacchieratina con l’inquietante Valeria Bruni Tedeschi, e la ciccia di troppo sparisce.
Chi ha un po’ di pratica con la letteratura dell’orrore può immaginare il crescendo. Paolo Strippoli mette in scena quasi tutto alla luce del sole – far paura con il buio e le porte che cigolano riesce anche a registi meno bravi di lui. Avrà un futuro in sala, al netto dei premi eventuali.
Sophie Fiennes, sorella di Ralph e Joseph Fiennes (ma la famiglia e più numerosa, tutti artisti a cominciare dai genitori) porta nella sezione Orizzonti il documentario “The Pervert’s Guide of Utopias”. Terzo di una serie girata con il filosofo Slavoj Zizek, superstar che gira di festival in festival, e tra cento idee bizzarre ogni tanto ne azzecca una. Per esempio, quando sostiene che i personaggi di “L’anno scorso a Marienbad” di Alain Resnais vivono in un limbo (non metaforico, quello delle anime in attesa di upgrade). Poi però sbeffeggia uno dei film più belli sul cinema, “Sullivan’s Travels”, titolo italiano “I dimenticati”. Un regista nel 1941 lascia Hollywood per girare film “più vicini alla gente che soffre”, e scopre che i poveri vogliono divertirsi, magari con Pippo Pluto e Paperino. Capolavoro assoluto diretto da Preston Sturges, ma per Slavoj Zizek è da censurare: i poveri non devono guardare film spassosi, devono fare la rivoluzione.