Il dibattito nato dalla critica di Emily Wilson sull'Odissea di Nolan

La traduttrice americana ha stroncato l'adattamento cinematografico del poema di Omero e "ha mandato in tilt il sito web della rivista e ha alimentato un dibattito sull’equilibrio tra successo commerciale e autenticità letteraria”, scrive il New York Times

5 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 12:43
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Foto Getty

Emily Wilson, la grecista britannica naturalizzata americana e una delle traduttrici contemporanee più autorevoli di Omero, ha criticato pesantemente con un articolo pubblicato sulla London Review of Book l’adattamento cinematografico dell’Odissea realizzato da Christopher Nolan. E la sua stroncatura, scrive Neil Vigdor sul New York Times, “di oltre 4 mila parole ha mandato in tilt il sito web della rivista e ha alimentato un dibattito sull’equilibrio tra successo commerciale e autenticità letteraria”. La sua versione inglese dell’Odissea del 2017 è stata infatti molto celebrata per la lingua accessibile e moderna; lo stesso regista americano l’aveva indicata tra i riferimenti utilizzati per realizzare il film. Nella sua traduzione, spiega il Nyt, “la Wilson si è discostata dall’impostazione maschile utilizzata dai suoi predecessori. Ha affermato in diverse occasioni che questa scelta l’ha esposta a molestie online e a manifestazioni di misoginia da parte di uomini e esponenti dell’estrema destra che contestano la sua traduzione”.
Il Nyt scrive che cinque giorni prima della premiere del film di Nolan, Wilson ospite di una puntata del 12 luglio di “The Daily”, il podcast del New York Times, “ha dichiarato di essere ‘entusiasta’ di vedere come la storia sarebbe stata rappresentata sul grande schermo. Alla domanda sui puristi che potrebbero prendere le distanze dalle scelte artistiche di Nolan, la traduttrice ha risposto che non sarebbe la prima volta che i poemi omerici vengono adattati per lo spettacolo”. Ma dopo la visione del film, sono arrivate le critiche: “Wilson ha scritto che l’adattamento di Nolan mancava di molti degli elementi che rendono grande il poema. ‘Non ha nulla di convincente da dire sul tempo, sulla memoria, sulla storia, sulla guerra, né sul rapporto tra il glorioso ritorno di un guerriero e le vite della sua famiglia, dei suoi avversari, dei suoi compagni, dei suoi amici e dei suoi vicini’, ha scritto. ‘Manca di profondità psicologica, emotiva, politica ed etica. La sua struttura narrativa è artificiosa. La sceneggiatura è pessima’”, scrive il giornale americano.
“Wilson ha sostenuto che il film privilegiasse lo stile a scapito della sostanza”, continua l’articolo di Neil Vigdor e “anche le scelte di Nolan per il cast hanno suscitato critiche da parte di Wilson. Wilson poi ha espresso su Bluesky il proprio rammarico per il modo in cui aveva presentato quella critica. ‘In questo articolo, mi rammarico per il paragrafo sull’impiego degli attori POC [acronimo per non bianchi] - che sono tutti bravissimi, ma a mio parere sottoutilizzati (e perché Himesh Patel non poteva interpretare Odisseo, invece?)’, ha scritto. ‘Continuo a pensare che il film sprechi in gran parte il suo cast di grande talento, ma l’ho formulato male’”. Ma qual è stata la risposta alle critiche di Wilson? Nolan, fino a questo momento, non ha risposto pubblicamente. Ma tra coloro che hanno contestato la traduttrice americana e preso le difese del regista “c’è la scrittrice Joyce Carol Oates, ex docente di discipline umanistiche a Princeton e vincitrice del National Book Award. ‘Sì, il suo tono sprezzante e di altezzosa superiorità suona stonato’, ha scritto la Oates su X. 'Anziché dissentire dalle interpretazioni di Omero in modo collegiale, questa persona, che ha tratto enormi benefici dal film di Nolan, usa il linguaggio rozzo dei sostenitori del Maga per attaccare chi ha idee diverse dalle sue’”, scrive il Nyt. “Oates ha affermato che si sarebbe aspettata che un traduttore, il cui ruolo ha descritto come soggettivo, fosse più tollerante”.
Joyce Carol Oates non è stata però l’unica a esprimersi sulla critica di Wilson. Come racconta il New York Times infatti “In un commento online pubblicato su Slate, Theo Nash, autore di studi sulla storia testuale dell’Odissea, ha accusato la Wilson di ricorrere ad ‘argomenti sconcertanti’ per ‘massacrare' l’ultimo film di Nolan. Nash ha affermato che il regista aveva diritto a una propria interpretazione artistica. ‘La Wilson dà naturalmente il meglio di sé quando discute del poema stesso: si tratta di un’opera alla quale ha dedicato anni della sua vita e che conosce intimamente’, ha scritto Nash. ‘Ma troppo spesso si limita a criticare Nolan per essersi discostato da esso, come se le scelte del regista non fossero anch’esse un atto di interpretazione. L’attenzione meticolosa al testo che caratterizza la traduzione della Wilson manca nella sua lettura del film, e l’idea che Nolan possa avere qualcosa di nuovo da dire sull’Odissea viene negata’”. Daniel Mendelsohn, professore di discipline umanistiche al Bard College, la cui traduzione dell’Odissea è stata pubblicata lo scorso anno dalla University of Chicago Press, ha scritto su The New York Review of Books “che l’aspetto più autentico del film è la sua ‘narrazione densamente intrecciata’, mentre ’l'’eroe tormentato ricorda gli eroi dei film di Christopher Nolan. A prescindere dal suo fascino di lunga data per l’epica, Nolan si è limitato a rifare l’eroe di Omero a sua immagine, proprio come ha imposto alle avventure di Ulisse valori del tutto estranei a Omero’”, ha scritto Mendelsohn.