Carandini: "L'Odissea di Nolan? Illude le masse di conoscere Omero"

"Non l'ho visto e non lo andrò a vedere, ma il male non sta nel film, sta nel non avere i confronti perché non esiste più la memoria. La tradizione è ormai dimenticata e l'epica è diventata l'evento più banale di cronaca", dice l'archeologo e professore emerito della Sapienza. E su Elena nera: "Il problema non è la mancata accuratezza storica, ma aver scelto un'attrice solo per il colore della sua pelle per lisciare il pelo alla moda del momento, il politicamente corretto"
21 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 17:11
Immagine di Carandini: "L'Odissea di Nolan? Illude le masse di conoscere Omero"

Foto Ansa

"Invece che andare a vedere il film, ai ragazzi direi di leggersi l'Odissea, cosa che non hanno mai fatto". Sono parole chiare quelle dell'archeologo Andrea Carandini su The Odissey di Cristopher Nolan, appena uscito nelle sale di tutto il mondo. Film che, rimarca il professore, "non ho visto e che non andrò a vedere. Ma il male non sta nel nuovo prodotto cinematografico, sta nel non avere i confronti perché non esiste più la memoria trasformata in una tradizione, non da conservare immutata, ma da tradire", spiega Carandini usando questo verbo nel suo significato originario, cioè consegnare, affidare, trasmettere. Il problema però è che alle spalle "non abbiamo più niente perché siamo inglobati nell'attualità, per giorni, ad esempio, siamo siamo stati afflitti dalla storia della famiglia del bosco, ma di esempi ce ne sono tanti altri. Ora l'epica è diventata l'evento più banale di cronaca".
La tradizione quindi. La critica filologica, confrontando i due poemi epici per eccellenza, ha da sempre evidenziato che mentre nell'Iliade tutti i personaggi del racconto vivono una vita predeterminata dal destino, superiore persino allo stesso padre degli dei, nell'Odissea si aprono le porte a quello che è poi diventato l'uomo rinascimentale, cioè l'homo faber fortunae suae. Fino a oggi però, perché ora "questa visione di Odisseo è finita - dice Carandini - ma non perché ci sia stata una rottura con la civiltà borghese, che sarebbe poca cosa, ma perché c'è stata una rottura con tremila anni di civiltà. Tra Odisseo e un borghese c'è un rapporto, noi invece siamo stati interamente sopraffatti dalla tecnica che offre così tante facilità e distrazioni che ci siamo infiacchiti mentalmente. Mentre Odisseo è l'uomo πολύτροπος, multiforme e industrioso per eccellenza".
Come succede spesso nei riadattamenti cinematografici di opere mastodontiche, cercando di far rientrare tutta l'Odissea in tre ore di film, è inevitabile operare una selezione dei contenuti. Nolan ha eclissato i feaci, dato una maggiore rilevanza al porcaro Eumeo e a Telemaco e ha eliminato il passaggio in cui Odisseo inganna il ciclope Polifemo dicendo di chiamarsi Nessuno. Ma, a suscitare molte polemiche, è stata la scelta di far recitare nel ruolo di Elena una donna nera, Lupita Nyong'o, quando in realtà nell'opera quando si parla della regina di Sparta ci si riferisce a lei come "dalle bianche braccia". "Perché dev'essere nera?" si domanda il professore, "perché fa alternativo, fa politically correct e questo piace da morire". Carandini ci racconta di quando a Parigi è andato a vedere Amleto interpretato da un attore nero molto bravo: "In quel caso va benissimo. La questione non è che un attore nero non possa recitare la parte di un bianco. perché se no non potrebbe mai performare in un nostro classico. Qui è diverso, non hanno preso quell'attrice perché era la più brava a fare Elena, ma proprio perché aveva quella pelle. Perché le masse vanno compiaciute, vanno accarezzate secondo il pelo, mai a contropelo".
La tradizione in sostanza è stata soppiantata dall'attualità. L'Odissea è il racconto di un nostos, un ritorno verso casa e, giocando con i significati, Carandini spiega che "noi dovremo far ritorno a Omero. Invece no: c'è un film che non credo che sarà questo grande capolavoro, ma che si divinizza semplicemente per una ragione, perché è attuale. Oggi però basta qualsiasi cosa, purché sia clamorosa, e noi ci emozioniamo". Il racconto del viaggio decennale di Odisseo per far ritorno a Itaca, come tutte le altre opere legate all'epica antica, è stato tramandato oralmente dal 1.200 a.C. fino alla seconda metà del VI secolo a.C. quando, in accordo con la tradizione, il tiranno di Atene Pisistrato fece mettere per iscritto i quarantotto canti di Iliade e Odissea. Quindi per seicento anni "le persone hanno imparato a memoria quei racconti. I greci e i romani sono stati educati su questi testi, noi no. E' tutto un mondo che è svanito. Oggi parlare dell'Odissea è come se un marziano ci raccontasse una sua storia. A un ragazzo non importa del re di Itaca perché se vuole sapere chi era trova subito una sintesi con l'intelligenza artificiale".
Ripartire da Omero, secondo Carandini, "sarebbe straordinario come punto di partenza per reimpossarci di quella meravigliosa avventura che è il cammino dell'uomo attraverso i secoli. Una realtà tragica ma anche comica. Tutto questo dava un enorme spazio mentale in cui l' 'attuale' diventava una comparsa e veniva valutato alla luce dell'insieme". Allora cos'è questo film alla luce del cammino dell'uomo? Si chiede retoricamente il professore: "E' un valore aggiunto o è qualcosa che ci aiuta a non guardarlo più questo passato? Secondo me è la seconda ipotesi perché dà alle masse l'illusione di impossessarsi di Omero. Ma loro non sanno nulla di Omero".