Il caso 137

La recensione del film di Dominik Moll, con Léa Drucker, Yoann Blanc, Antonia Buresi, Guslagie Malanda, Laurent Bozzi

Figlio di una francese e di un tedesco, nato in Germania, studi di cinema a Parigi e New York, ora cittadino francese, Dominik Moll si era fatto notare a Cannes con “Harry, un amico vero”. Aveva scelto lo sconosciuto attore catalano Sergi Lopez come protagonista, che da allora è ritornato agli antichi fasti solo con “Sirat” di Oliver Lake. “Hitchcockiano” per quel film forse era esagerato, ma certo era ben costruito e “di paura” senza bisogno di vampiri o mostri. Un uomo si spaccia come compagno di scuola della vittima, ma forse ha mentito per trarne vantaggio. E poi piazzare il colpo basso. Anche Dominik Moll si era un po’ perso, con film mal riusciti. Torna al massimo della bravura con questo “Il caso 137”. “One woman show” con al centro la strepitosa Léa Drucker, poliziotta dell’Ispettorato Generale della Polizia Nazionale: la “polizia delle polizie” che indaga sul comportamento degli agenti. Qui, il ferimento durante una manifestazione di un diciottenne colpito dal proiettile di un poliziotto, uno dei tanti mandati in piazza per placare le le rivolta dei gilet gialli, nel 2018. Secondo i calcoli balistici, a sparare sono stati due agenti in divisa. L’inchiesta svela che il ragazzo ferito, cresciuto in periferia, era andato alla manifestazione con la madre e la fidanzata. Nessuno di loro aveva mai visto la Tour Eiffel. Dominik Moll usa i filmati originali degli scontri, attento alle differenze di classe.