Anche le messe senza popolo hanno un senso

Polemiche scontate, ma è un’occasione per essere cristiani migliori
9 MAR 20
Ultimo aggiornamento: 21:15
Immagine di Anche le messe senza popolo hanno un senso

Foto LaPresse

La Conferenza episcopale italiana ha confermato, seppure con dolore, quanto si era già capito dal decreto notturno varato dal governo tra sabato e domenica: le messe sono sospese in tutta Italia fino al 3 aprile. Nessuna eccezione è ammessa: evitare lo scambio della pace e la comunione in bocca non sono misure sufficienti. Le messe saranno riaperte al popolo, forse – dipende dall’evoluzione dell’epidemia – per la domenica delle Palme, una settimana prima di Pasqua. I brontolii sono arrivati puntuali, soprattutto via social, tra chi rimpiange i tempi dei cardinali Borromeo e delle loro processioni durante le pestilenze e chi grida allo scandalo dicendo che le messe devono farsi comunque, anche a costo di far aumentare il contagio. Discussione nobile, intellettuale, ma con poco senso. Per carità: è vero che qualche perplessità sia legittima dinanzi al fatto che le messe sono vietate al pubblico – spesso in luoghi molto ampi – mentre i centri commerciali sono invece lasciati aperti (tranne il sabato e la domenica), con la palese difficoltà di mantenere la distanza di un metro tra le persone. E però non si può fare un dramma se alla messa non ci si può andare, date le condizioni. L’attuale situazione può, anzi, essere un’opportunità in cui sentire e meditare sulla mancanza di qualcosa a cui si tiene davvero, come parecchi vescovi hanno sottolineato in questi giorni. E’ una grande opportunità – per chi ci crede, ça va sans dire – di tornare all’essenziale e di apprezzare ciò che manca. Di capire che la messa non è una routine da incastrare fra la colazione al bar e la gita in collina. E’ una bella idea quella avuta dal Papa di far trasmettere ogni giorno dai canali vaticani la sua messa mattutina celebrata a Santa Marta: trenta minuti (omelia compresa), inno supremo all’essenziale che acquista ancora più valore in tempo di quaresima. Senza tanti strilli, polemiche o urla all’apocalisse imminente.