Se un antropologo marziano arrivasse in Iran allo scopo di carpire l’essenza dell’homo islamicus, un ambasciatore della Repubblica islamica d’Iran gli spiegherebbe che modestia e castità sono virtù imprescindibili per ogni buon rivoluzionario. La difesa della pubblica moralità è il presupposto su cui si fonda la salute sociale e non vi è minaccia più perniciosa all’integrità della nazione di quella rappresentata dal fascino femminile. Non è un caso – sarebbe edotto il marziano – che in farsi una bella donna possa essere descritta con locuzioni come “shahrashob”, una che porta confusione in città, o “fetneh angiz”, colei che porta le calamità.