Perdonateci, ma noi crediamo nell’orchestrazione mediatica. Arricchita da additivi spontanei, ma pur sempre un’accurata strategia d’attacco marketing a un mercato rantolante. Così nasce l’affaire Bowie. Perché non si può vivere nutrendosi di sedie a rotelle d’oro di Lady Gaga (aveva già fatto di meglio Lennon nel ’66, con la sua Rolls Royce superaccessoriata). Ci vuole il pensiero forte del divismo, quello con trascorsi inattaccabili e profumi divini. Il ritorno del circo-Bowie, con la sua snobberia e frigidità, è la migliore declinazione dello star system originale, resuscitato per ridare una parvenza di charme a una terra desolata.