"Per me una cedrata Tassoni…” (come Mina in un’arcaica pubblicità: per te e per gli amici una cedrata…). Dentro la luce barocca di piazza Navona, Carlo Giovanardi si sfila la cravatta, si toglie la giacca. Lancia un’occhiata sfottente: “Ah, poi ho fatto pure la derattizzazione nella casa di Modena… Hai qualcosa da obiettare?”. Pure i gatti, oltre ai sorci, e ovviamente i cani, starebbero in cagnesco davanti al granitico senatore. Berlusconiano, va da sé, ché ognuno che non stia di qua un po’ di unzione dall’Unto di là ha preso – ma soprattutto archetipo democristiano dei democristiani che furono: non quelli sottili della sinistra del partito, non i flessibili andreottiani, non i tormentati morotei, ma quelli della democristianeria profonda della profonda Italia.