Parlava con i magistrati antimafia di Palermo, Massimo Ciancimino. Della trattativa fra mafia e stato, del Dc-9 di Ustica, del “papello”, del caso Moro, del generale Mori, dell’omicidio di Roberto Calvi. Parlava di tutto meno che di soldi. Dei suoi soldi, perché degli affari di Silvio Berlusconi diceva di sapere tutto o quasi, grazie alle confidenze e ai documenti del padre, don Vito. E mentre rispondeva alle domande dei pm del pool coordinato dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia, ripetendo che “prima di loro nessuno mi aveva mai chiesto niente”, il figlio di don Vito aveva ripetuti e frequenti contatti, personali e telefonici, con alcuni dei soci delle holding Sirco e Agenda 21 Sa. Leggi Il partito dei pm come Antistato - Guarda la puntata di Qui Radio Londra La scandalosa gestione dei pentiti in Italia