Il commissario straordinario dell’Ilva, Enrico Bondi, dovrà riferire al ministro dell’Ambiente per avere fatto emergere, in maniera legittima, delle statistiche obsolete e avere evidenziato una molteplicità di fonti inquinanti, diverse dallo stabilimento tarantino, come causa delle malattie registrate nell’area. E’ l’ennesimo inghippo. Il risultato? La modernizzazione degli impianti (chiesta dalla magistratura di Taranto, disposta dal governo e poi frenata dai giudici stessi) è in stallo. Il rinnovamento è però necessario per “fare acciaio” in Italia. Allora la questione è una sola: l’Ilva deve chiudere o no?