"Bienvenida la muerte” cantava Manu Chao a proposito di Tijuana, a leggere “Z, la guerra dei narcos” (laNuovafrontiera) di Diego Enrique Osorno, sembra che il benvenuto sia l’orrore. Raccontato senza sublimazione, elencato nelle sue assurdità, declinato lungo la linea di confine tra Messico e Texas, consumato dal gruppo narco-modernista Los Zetas, strutturato in modo orizzontale dove conta l’insieme e non il capo, una sorta di calcio totale applicato al narcotraffico e al controllo del territorio. Un innesto sui vecchi cartelli di Sinaloa, Tijuana, Ciudad Juárez, di un corpo militare addestrato, moderno che prolifera mentre la droga diviene una questione culturale, uno stile di vita condiviso. di Marco Ciriello