“La cultura non è un calzino!”. Così, Pascal Lamy, aveva tuonato qualche giorno prima che iniziassero i negoziati per la creazione dell’area di libero scambio tra l’Europa e gli Stati Uniti. Un monito, quello di Lamy, lanciato più in corda al suo essere francese, impegnato nella difesa della lingua madre e dell’audiovisivo, che da direttore generale dell’Organizzazione mondiale per il commercio. Una presa di posizione che fa capire quanto la posta in gioco sia alta, al di là del desiderio unanime di voler liberalizzare e integrare i mercati di due superpotenze, un po’ appannate, come il Vecchio continente e il nord America. E che il commercio internazionale sia un veicolo fondamentale per consentire margine di manovra per i governi, e soprattutto di guadagni per le imprese in sofferenza, lo dimostrano i dati pubblicati ieri dall’Istat. di Giancarlo Salemi