Nel racconto dei grandi giornali italiani la figura prevalente è quella dell’ammissione a denti stretti: Mitt Romney è in vantaggio, si scrive, ma la concessione è circondata dalla cautela con cui si pronunciano verità inaccettabili, oppure posata sulla bambagia degli errori dei sondaggi (dopo i candidati, quella dei sondaggisti è la categoria di americani più sotto pressione) per convincere (e convincersi) che Barack Obama è l’uomo che per definizione non può perdere, dunque ci dev’essere qualcosa di sbagliato in quei grafici che da oltre due settimane mettono il nome dello sfidante davanti a quello del presidente in carica, almeno a livello nazionale.