Gli americani inorridiscono all’idea del trattamento dei prigionieri nella Russia di Vladimir Putin o nella Cina del Politburo. Sono pronti a scendere in piazza per difendere i diritti umani violati dei carcerati altrui, simbolo definitivo dell’orrore di regimi levantini e di crudeli satrapie basate sulla repressione e su primitive punizioni corporali. Negli anni della guerra al terrore il carcere speciale di Guantanamo, con le sue tute arancioni e le sue leggende nere, si è trasformato nella prova, agli occhi dei custodi dell’ortodossia in fatto di diritti civili, che l’America non era diversa dai nemici che demonizzava. Non era eccezionale né moralmente superiore: era come tutte le altre, e come tale doveva pagare ed emendarsi, chiedere scusa al mondo per le oscenità morali perpetrate e rimettersi alle convenzioni internazionali che tracciano la soglia fra l’umano e il disumano.